Erano in tanti ieri (25 novembre) a Longarone a ricordare Giulia Cecchettin. Alla giovane assassinata dall’ex fidanzato è stata dedicata una fiaccolata, a cui hanno preso parte oltre cento persone, tutte con una candela rossa accesa, nonostante il vento sferzante. Il corteo ha raggiunto piazzetta Urussanga, passando per le vie del centro, e si è fermato su una delle panchine rosse installate dal Comune. Ce ne sono 16, due in centro e le altre 14 nelle frazioni. Ognuna ha una frase incisa, con un messaggio contro la violenza di genere.
Sì, perché la violenza contro le donne non è un fenomeno da cui il Bellunese possa considerarsi esente. Nella relazione di Belluno Donna e della Consigliera provinciale di Parità Flavia Monego, che ha aperto il momento di riflessione prima della fiaccolata, sono stati snocciolati alcuni numeri significativi. Ad esempio 30: tante sono le donne longaronesi rivoltesi a Belluno Donna per avere un aiuto, in quanto vittime di violenza tra le mura domestiche. E se l’Oms dice che a il 30% delle donne nel corso della vita subisce un attacco di qualche tipo e di queste solo il 6% denuncia o chiede una mano, si fa presto a capire quanto potrebbe essere ampio l’orizzonte delle violenze domestiche nascoste.
«Queste panchine rosse sono il nostro messaggio di speranza e di forza per tutte le donne che subiscono soprusi e percosse» hanno detto il sindaco Padrin e l’assessora Manola Sacchet. La cerimonia della fiaccolata si è conclusa con le note di “Vittoria”, l’ultima canzone di Marco Dal Farra, incentrata proprio sulla violenza di genere.






