Cresce la preoccupazione tra i lavoratori dello stabilimento EDIM di Setteville, azienda di componentistica del gruppo tedesco Bosch. Le trattaive per la vendita dello stabilimento hanno subito un brusco stop. La situazione, che si aggiunge ad una maggiore incertezza sul futuro della fabbrica bellunese, non lascia dormire sonni tranquilli ai sindacati e ai lavoratori che ora sono molto preoccupati per quanto potrà succedere, visto il disimpegno di Bosch
Ieri (3 luglio) la situazione è stata descritta ai lavoratori in assemblea. Il sindacalista della Fim Cisl Belluno Treviso, Mauro Zuglian, lancia un appello: «Chiediamo trasparenza immediata sul processo di vendita e sul piano industriale. Le persone hanno diritto di sapere cosa le aspetta. Non si può chiedere ai lavoratori di scegliere al buio».
Fatturato in calo, occupazione a rischio
Nei giorni scorsi si è tenuto un incontro tra le rappresentanze sindacali e la direzione EDIM. Il quadro emerso è estremamente critico: fatturato in calo, bilancio in perdita e prospettive occupazionali in continuo peggioramento.
Il 2024 è stato caratterizzato da forti oscillazioni economiche: picco nei primi mesi, calo marcato nella seconda metà dell’anno, e le previsioni per il 2025 parlano di un EBIT ancora negativo. L’organico è destinato a passare da 332 a 230 dipendenti entro fine anno, tra Setteville e Villasanta.
Cassa integrazione e uscite volontarie
A Setteville, 68 lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria per crisi. Il 21 maggio è stato firmato un accordo per incentivare le uscite volontarie del personale per la riduzione dei costi in prospettiva di una cessione dell’azienda da parte di Bosch. La risposta da parte dei dipendenti è stata però tiepida, alla luce della mancanza di chiarezza sul futuro dell’azienda e sul processo di vendita attualmente in corso.
«Le informazioni finora fornite risultano frammentarie e inadeguate», sottolinea Zuglian, «non consentendo ai lavoratori di affrontare con consapevolezza le scelte che li attendono. Ribadiamo quindi, con forza la richiesta di trasparenza e chiarezza immediata sul futuro assetto societario: un presupposto fondamentale per valutare responsabilmente le opzioni sul tavolo e supportare concretamente i dipendenti. Bosch, attore centrale in questo processo di transizione, ha la responsabilità morale e istituzionale di fornire indicazioni chiare. La trasparenza è un dovere etico per il futuro di oltre 300 famiglie».





