La vertenza Edim–Bosch entra in una fase decisiva, ma per i sindacati le rassicurazioni non bastano. L’azienda ha comunicato alle organizzazioni sindacali che sarebbero tre gli attori industriali interessati all’acquisizione, con due trattative già in fase avanzata. Un segnale positivo, almeno sulla carta, che però non scioglie i nodi principali.
La Fiom‑Cgil Belluno accoglie la notizia con prudenza: «Al momento parliamo di prospettive, non di impegni formali. I lavoratori hanno bisogno di certezze, di un piano industriale chiaro e di garanzie occupazionali concrete, non di annunci». Il timore è che, mentre si parla di rilancio, si continui a chiedere sacrifici.
A preoccupare è soprattutto la richiesta dell’azienda di attivare un nuovo piano di uscite incentivate: 70 lavoratrici e lavoratori in totale, 50 nel sito di Villasanta e 20 in quello di Quero. Una mossa che, secondo il sindacato, rischia di indebolire ulteriormente la struttura produttiva proprio nel momento in cui si discute di futuro. «È contraddittorio parlare di investitori interessati e, allo stesso tempo, ridurre ancora gli organici. Ogni uscita pesa sulle competenze, sulla capacità produttiva e sulla tenuta industriale degli stabilimenti».
La Fiom ribadisce che qualsiasi percorso di cessione deve mettere al centro l’occupazione, la tutela del perimetro industriale e un piano di sviluppo credibile per entrambi i siti. «Non accetteremo che il peso dell’incertezza ricada ancora una volta sui lavoratori».
Il sindacato chiede all’azienda trasparenza sulle trattative, tempi certi e un coinvolgimento pieno delle rappresentanze. «Il territorio e le famiglie coinvolte meritano rispetto e chiarezza».Fim‑Fiom Belluno firmano con giuntamente la presa di posizione, in un momento che per la storica realtà del basso feltrino rappresenta un passaggio cruciale.





