Due anni fa esatti, il 27 febbraio 2020, venne alla luce il primo caso di contagio di Sars Cov2 in provincia di Belluno. Sembra passato un secolo, per quanto la pandemia ha influenzato pesantemente le nostre vite. Eppure, al tempo, poteva sembrare una situazione passeggera e la speranza fondata era che finisse presto. Non è andata così. Ce lo ricordano, prima di tutto, gli oltre 700 morti: il tributo di vittime che la nostra provincia ha pagato al micidiale coronavirus.
A descrivere meglio di qualsiasi parola questi due anni vissuti tra angoscia e speranza ci pensano i numeri elaborati dall’Usl 1 Dolomiti. All’ombra delle Dolomiti il virus ha colpito in quattro diverse ondate, ben distinte tra loro. La prima, quella tra marzo e aprile 2020, caratterizzata dal lockdown, ha investito uniformemente tutta la provincia. Poi, dopo la prima pausa estiva, la seconda ondata, che per la nostra provincia è stata la più devastante, dal punto di vista delle vittime e della pressione ospedaliera, è partita a fine settembre 202° dai territori più a nord, presi d’assalto dal turismo mordi e fuggi che caratterizzò l’estate 2020. Una nuova, più piccola, ondata, si ebbe a marzo di un anno fa. Poi la nuova pausa estiva e il ritorno, prepotente, del virus, tra novembre e gennaio, con i numeri di casi positivi letteralmente esplosi a causa della contagiosissima variante Omicron, depotenziata però negli effetti soprattutto grazie alla capillare campagna di vaccinazione.
In totale, da marzo 2020 ad oggi, sono stati 51.042 i casi positivi segnalati in provincia. Significa che un bellunese su 4 è entrato in contatto con il virus. Tanti, venuti alla luce grazie ad un immane lavoro di tracciamento. Basti pensare che finora sono stati oltre un milione e 166mila i tamponi effettuati, suddivisi tra antigenici (711.235, dei quali 24.888 positivi) e molecolari (455.402, dei quali 59.231 positivi). Ma sono stati ben di più (oltre 110mila, ovvero più di uno su due) i bellunesi messi sotto sorveglianza dall’Usl 1 Dolomiti.
Una pandemia travolgente dalla quale stiamo uscendo soprattutto grazie alla campagna vaccinale, che in 13 mesi ha visto la somministrazione di 441.139 dosi, con una copertura dell’85% dei bellunesi con più di 5 anni. Ottimi anche i dati riguardanti le terze dosi, già ricevuta dall’86,8% della popolazione eleggibile.
IL COMMENTO
«Dopo due anni di grande lavoro è il tempo del ringraziamento», le parole del direttore generale dell’Usl 1, Maria Grazia Carraro, «alle Istituzioni, al personale Usl in prima linea e a quello che ha permesso la prosecuzione delle attività “non covid”; ai tanti operatori sanitari in pensione rientrati come volontari; ai sindaci e agli operatori dei comuni; alle forze dell’ordine, sempre al nostro fianco nei momenti critici; alla scuola; al tessuto economico che ha sostenuto con generosità la campagna. Un ringraziamento particolare al vasto mondo del volontariato. C’è ancora molto lavoro da fare e lo faremo, ma già vediamo la luce in fondo al tunnel».
(In foto la mappa del contagio di questi due anni)





