Disagio giovanile, “città medie” in rete per cercare soluzioni

Disagio giovanile, “città medie” in rete per cercare soluzioni

L’allarme è stato rilanciato anche in questi giorni di campagna elettorale – legandolo alla carenza di opportunità culturali – dai Cittadini per il recupero della Gabelli. Dopo due anni di pandemia e l’azzeramento delle occasioni di socialità il disagio giovanile è esploso.

Se ne occuparono, qualche tempo fa, anche Antenna Anziani, Consulta provinciale degli studenti e Ufficio scolastico provinciale, che al centro Giovanni XXIII presentarono i risultati di una ricerca condotta su un ampio campione di 3.000 studenti adolescenti bellunesi.

Ne uscì un quadro tutt’altro che consolante. La pandemia e le limitazioni legate ad essa hanno aumentato l’infelicità, portando con sé maggiori pensieri autolesionistici, disturbi alimentari e facendo significativamente aumentare tra i ragazzi la voglia di andarsene dalla provincia, vissuta come una vera necessità.

Disagio giovanile e spopolamento, quindi, sono due temi fortemente legati tra loro. Lo riconosce anche il sindaco di Belluno, Jacopo Massaro:

Il covid ha fatto esplodere problematiche latenti. Un problema che non riguarda solo Belluno, naturalmente, ma che si può notare anche in una moltitudine di centri urbani paragonabili al capoluogo della provincia dolomitica. E che si stanno mettendo insieme per cercare di trovare delle soluzioni:

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