
Rinasce dalla cenere come l’araba fenice: la Locanda di Feltre ha riaperto i battenti. E non è solo un traguardo: è un piccolo miracolo impastato di volontà e coraggio, ingegno e solidarietà.
Alt, fermi tutti. È necessario un balzo indietro nel tempo: il primo giorno del 2020 non ha ancora visto la luce, quando bussano alle porte di Luca Cargnel, il titolare del locale in via Montegrappa.
L’INCENDIO
La sveglia segna le 5.12: è la Polizia. «Mi hanno informato dell’incendio. La Locanda aveva preso fuoco. Ricordo ancora il tragitto da casa al locale: è stato il minuto più lungo della mia vita». L’attività era decollata due anni prima: «Tutto stava andando per il meglio. In più, sotto le festività natalizie, eravamo a pieno regime: io e il mio staff di amici e collaboratori. Quell’evento mi ha segnato: è come se avessi perso una parte di me stesso. Non si trattava solo di un locale, ma di un sogno. Il mio sogno andato in fumo».
PEZZO DOPO PEZZO
Luca, però, è una persona razionale. Non ama piangersi addosso. E riparte. Subito: «All’inizio non sapevo dove voltarmi, ero disorientato. Vedevo davanti solo una strada interrotta. Ma tantissime persone si sono avvicinate a me: non solo la famiglia, anche gli amici, l’intera città di Feltre, con il Comune e il mondo del volontariato. Ho raccolto un affetto immenso». Nel frattempo, scoppia la pandemia. E la Locanda inizia a riprendere forma. Lentamente. Pezzo dopo pezzo: «Avremmo sofferto pure noi per questa emergenza sanitaria. Ecco perché, alla fine, mi ritengo ancora fortunato: ho trovato lavoro al Famila, sono riuscito a curare le mie passioni, a stare con il mio amato nipotino, ad andare in montagna. Insomma, è stato un anno strano, ma non così terribile. Tutt’altro». Luca Cargnel è nato sotto il segno dell’ottimismo: «Ma i momenti di sconforto non sono mancati. Poi, però, riuscivo sempre a intravedere la luce in fondo al tunnel. E la voglia di riaprire ha preso il sopravvento su qualsiasi cosa».
IL SOGNO
Il definitivo via libera arriva lo scorso weekend: si riapre. E per Luca è come rinascere: «Un centinaio di pizze sabato, altrettante la domenica. Il primo cliente? Un amico. Le prime infornate? Un’emozione che non riesco a spiegare. È come se fossi tornato dopo un lungo viaggio. E la risposta della gente mi ha sbalordito». Immancabili i ringraziamenti: «Ai Vigili del fuoco, Carabinieri, alle Forze ordine in generale. Mi hanno dato un aiuto encomiabile. Al pari della comunità di Feltre. Per questo tengo a rimarcare che quello della Locanda non è più solo il mio sogno: è il sogno di tutti coloro che hanno contribuito a tenerlo in vita. E ne hanno posto le fondamenta». Il futuro è una porta aperta: «Sono fiducioso. Se hai forza e buona volontà, puoi farcela».
Parola di chi ce l’ha fatta.
Parola di Luca, il titolare di una locanda diventata araba fenice.






