«Siamo stati i primi a chiudere, saremo gli ultimi a riaprire. Nemmeno durante le guerre mondiali le sale sono rimaste vuote così a lungo». La quarantena è diventata più morbida. Ma non per tutti. Non per i cinema. E per Manuele Sangalli, gestore di un vero pezzo di storia di Belluno come il Cinema Italia. Dove ancora oggi si respira l’aria autentica della settima arte.
Come sta vivendo questa fase?
«Le prime tre settimane sono state difficili, non lo nego. Ma, avendo un pubblico prevalentemente adulto e con diversi anziani, la chiusura era l’unica soluzione possibile. E l’ho accettata di buon grado. Anche perché non sono l’unico a vivere una situazione simile».
Il virus vi costringerà ad attuare una serie di adeguamenti alla sala?
«Non si sa ancora, le ipotesi sono svariate. Bisognerà capire le indicazioni del ministero. Purtroppo del cinema si parla poco, perché le alternative non mancano. E perché altri settori, come il turismo e il commercio, fanno sentire maggiormente la loro voce, dall’alto di un impatto economico più forte».
Si parlava di alternative.
«I film sono replicabili in altri modi, non esiste solo il grande schermo. Da Sky a Netflix, fino ad Amazon, c’è l’imbarazzo della scelta. Ma è anche vero che esistono diversi tipi di pubblico. E a più di qualcuno la sala manca parecchio. Ecco perché mi auguro che questa fase rappresenti un momento di “inconsapevole riflessione”. E un’opportunità».
Quali aiuti serviranno per colmare, almeno in parte, i mancati introiti?
«Al di là della cassa integrazione per i dipendenti, ben vengano i contributi a fondo perduto. Poi però bisognerà capire come verranno distribuite le risorse. E con quali criteri».
Quando si riparte?
«Nel mese di settembre, una possibile apertura avrebbe una capienza ridotta del 50 per cento. Anzi meno, perché parte delle poltrone disponibili è sotto lo schermo, dove la visione è limitata. Insomma, su 100 posti se ne salverebbero una trentina. Ma i costi della proiezione rimangono gli stessi».
E a pieno regime?
«Temo non prima di dicembre».
Cambierà il cinema in termini di fruizione?
«Spero di no, personalmente mi sentirei meno tranquillo in un bar o ristorante, dove si parla senza mascherina. In termini di richiesta, invece, aumenterà il desiderio di immergersi in film di qualità. A casa si può vedere di tutto, nei cinema si cercherà qualcosa in più».
Cosa manca, in particolare, a chi vive della settima arte?
«Il pubblico, i confronti al termine delle proiezioni, i consigli».
Con quale pellicola vi piacerebbe ripartire?
«Abbiamo chiuso con “Parasite”. E sarebbe bello ripartire proprio dal lungometraggio coreano. Oppure da “They Shall Not Grow Old”, il documentario con cui Peter Jackson ha dato colore alle immagini della Prima guerra mondiale».
Siccome dovremo rimanere tra le mura domestiche ancora per un po’, consigli su film da vedere nelle prossime settimane?
«“Moonrise Kingdom” di Wes Anderson perché è delicato e si adatta al momento. “Arrival” di Denis Villeneuve, opera di fantascienza che in realtà parla di comunicazione tra umani. E, infine, “Bastardi senza gloria” di Quentin Tarantino. Andrebbero visti due volte: prima in italiano. Poi, con i sottotitoli, in lingua originale».





