Chiude lo Sperti, la Provincia rilancia il convitto d’area

Chiude lo Sperti, la Provincia rilancia il convitto d’area

Brutta tegola per gli studenti fuori sede. O meglio, per le studentesse, quelle che dalle zone alte della provincia studiano al liceo a Belluno. Da giugno chiude lo Sperti e dovranno trovare un’altra sistemazione, se non vogliono fare avanti e indietro tutti i giorni da Arabba, Colle Santa Lucia, il Comelico e altre località montane.

Oggi le ragazze ospitate nella struttura religiosa di via Feltre a Belluno sono 31. I posti a disposizione sono più o meno una trentina, variabili di anno in anno. E la chiusura da giugno – inevitabile con la partenza della suora che si occupava di seguire le ragazze – mette in subbuglio diverse famiglie. Perché per una ragazza di Livinallongo, di San Pietro di Cadore, o di Rocca Pietore, diventa quasi impossibile frequentare una scuola di Belluno, senza un appoggio logistico. Il pendolarismo imporrebbe almeno 3 ore tra andata e ritorno, con alzatacce da incubo. E rimanere a Belluno dal lunedì al sabato richiede un posto che senza lo Sperti significa spese di affitto spesso inaffrontabili per le famiglie. 

Sul tema però si è già mossa la Provincia, che rilancia l’idea del convitto d’area. «Una proposta che stiamo portando avanti con convinzione. In questi giorni stiamo studiando tutte le possibilità, anche per risolvere in tempi celeri alcune criticità che ci sono state presentate, a partire dalla chiusura dello Sperti di Belluno» dice la consigliera provinciale delegata all’edilizia scolastica Lucia Da Rold, a margine della commissione consiliare plenaria del martedì mattina che ha affrontato proprio la questione.

«Abbiamo saputo della chiusura solo da pochissimo, ma ci siamo attivati per studiare possibili soluzioni» spiega Da Rold. «Siamo consapevoli dell’importanza dei servizi assicurati negli anni dallo Sperti, in quanto consentono la mobilità degli studenti – in questo caso delle studentesse – all’interno della provincia, garantendo una vera offerta formativa ampia. Senza servizi di ospitalità, infatti, chi proviene da aree decentrate rischia di dover scegliere la scuola superiore più vicina a casa, e non quella che offre il percorso di studi più congeniale».

Ecco il perché dell’idea del convitto d’area, non inserito all’interno di una scuola (come già succede all’agrario di Vellai, all’alberghiero di Falcade, al Dolomieu di Longarone e al polo scolastico di Cortina), ma a servizio di un’intera zona e quindi di più istituti. «Si tratta di un progetto fondamentale per un territorio come il nostro, fatto di distanze spesso disagevoli e di vallate distanti dai centri di servizio – conclude la consigliera Da Rold -. Ma indispensabile anche per garantire agli studenti e alle loro famiglie una possibilità in più per la formazione, che riteniamo strumento di crescita non solo dei singoli ragazzi, ma di tutte le nostre comunità locali. In più, avere convitti d’area consente anche a ragazzi di altre province venire a studiare da noi, se interessati a particolari percorsi di studio. Si tratta di un progetto che richiederà tempo, mentre nell’immediato ci concentriamo nella soluzione del problema relativo alla chiusura dello Sperti, in modo da individuare un servizio convittuale per la trentina di ragazze ospitate oggi nella struttura di via Feltre già per il prossimo anno scolastico».

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