Parte da Igne un progetto semplice e concreto, ma dal forte valore culturale. In località Villa, sui Coi, si è concluso un laboratorio dedicato alla manutenzione e alla ricostruzione dei muri a secco, gli stessi che da secoli modellano i paesaggi terrazzati delle Dolomiti bellunesi e che l’UNESCO ha riconosciuto come patrimonio culturale immateriale. L’iniziativa – voluta dalla consigliera comunale Liliana De Bona e sostenuta dal Comune di Longarone – è stata realizzata con la collaborazione della Scuola CFS di Sedico. A guidare i partecipanti, un team di professionisti: gli architetti Daniele Feltrin, presidente del Museo della Pietra e degli Scalpellini di Castellavazzo, e Aron De Cesero, studioso del territorio; insieme ai maestri scalpellini Renato Sacchet e Cesare Adolfo Zoldan, veri custodi delle tecniche tradizionali.
Un corso molto partecipato
Il laboratorio ha raccolto un interesse superiore alle attese: hanno partecipato residenti di Igne, persone provenienti da varie zone della provincia e appassionati da fuori comune. La comunità locale ha risposto con entusiasmo, trasformando il corso in un momento di partecipazione attiva e condivisione, proprio come avveniva un tempo, quando la manutenzione dei manufatti era un impegno collettivo. A rendere l’esperienza ancora più significativa, il lavoro svolto ha permesso anche il ripristino di un antico sentiero di uso civico, importante collegamento pedonale tra le frazioni.
“Mur à Sec”: riscoprire la tecnica e il territorio
«Lo abbiamo chiamato Mur à Sec, nel dialetto locale – spiega Liliana De Bona – perché volevamo invitare i cittadini a entrare in contatto diretto con l’eredità del proprio paesaggio». L’osservazione dei muri degradati e la loro ricostruzione hanno permesso ai partecipanti di capire da vicino le tecniche costruttive e la logica che regola i terrazzamenti: «È stato un gesto manuale che si è trasformato in un atto di conoscenza e responsabilità verso il territorio». Il laboratorio ha anche rilanciato la riflessione sui paesaggi terrazzati di Longarone, un patrimonio storico oggi in parte degradato e privo di norme di tutela specifiche. Da qui l’idea di un vero e proprio simposio-laboratorio, dedicato non solo a ricostruire i muri, ma a restituire valore a una cultura materiale che rischia di scomparire.
Si replica in primavera
Visto l’interesse e l’ottima partecipazione, il corso sarà riproposto in primavera a Provagna. Un primo incontro è già programmato per martedì 17 febbraio alle 20.30, e l’intenzione è quella di estendere l’iniziativa anche ad altri paesi del Comune di Longarone.
Padrin: “Un gesto di comunità”
«Ringrazio Liliana, Aron e Daniele per questa iniziativa, e la comunità di Igne per il sostegno e l’accoglienza» commenta il sindaco Roberto Padrin. «Il laboratorio ha dimostrato che prendersi cura della montagna non è solo un intervento tecnico: è un atto di memoria, di comunità e di responsabilità collettiva verso il futuro».





