Aveva sessant’anni, l’escursionista malese ritrovata senza vita tra le rocce della Croda del Becco, dopo che giovedì aveva lanciato l’ultimo messaggio all’amica con cui era partita: “Mi sono persa. Aiuto.” Poche parole. Cariche di paura, ma anche di speranza.
Era partita dal Rifugio Biella, con passo sicuro, fino a quando ha deciso di separarsi. Un bivio, nel sentiero e nel destino. Lei ha scelto la direzione della Croda, l’amica ha fatto ritorno. Quando ha capito di aver perso l’orientamento, ha scritto. Quel messaggio ha dato il via a una macchina dei soccorsi imponente: elicotteri, droni con termocamere, squadre a piedi, unità cinofile, uomini e donne che conoscono ogni piega di quei monti, ogni odore del bosco e ogni mutamento del vento.
Fondamentale il segnale del suo telefono, che il gestore di rete è riuscito a localizzare. Un’area, un’ipotesi, una speranza. Poi l’elicottero della Guardia di Finanza di Bolzano ha chiuso il cerchio. L’ha vista. Giù, in fondo a una fenditura. Era precipitata per un centinaio di metri, dopo aver perso la traccia sul versante bellunese, scivolando su placche lisce come vetro.
Lì, il corpo è rimasto fino a quando non è stato recuperato. Poi il volo silenzioso verso la camera mortuaria di Cortina, dove il tempo sembra essersi fermato. Alle operazioni hanno preso parte i tecnici del Soccorso alpino di Cortina, San Vigilio di Marebbe, Bergrettungsdienst Hochpustertal, con le unità cinofile, i militari della Guardia di Finanza di Cortina, Auronzo e Prato alla Drava, Vigili del fuoco, Carabinieri.
È finita così, tra il cielo e la roccia, la camminata di una donna che aveva scelto di cercare qualcosa in alto. Forse se stessa. Forse solo un silenzio diverso. Ora quel silenzio la culla per sempre, tra le pareti della Croda del Becco. Dove, ogni estate, chi salirà la sentirà ancora. Senza saperlo.
Senza imbrago sulla Ferrata Costantini: coppia coreana salvata all’alba
Ha rischiato grosso anche una coppia di escursionisti coreani, lei 68enne e lui sessantenne, bloccati sopra il passaggio chiave della Ferrata Costantini, senza imbrago e con zaini pesanti, dopo aver trascorso la notte all’addiaccio. I due avevano affrontato la ferrata in discesa, sprovvisti di attrezzatura, e sono stati recuperati all’alba dal tecnico di elisoccorso con due rotazioni di verricello da 65 metri, circa 400 metri sopra l’attacco della via. Sono stati poi trasportati al Rifugio Carestiato.
L’allarme era scattato ieri sera intorno alle 22, quando la coppia ha contattato la Centrale del 118 e i Vigili del fuoco. In un primo momento si pensava si trovassero lungo l’Alta Via numero 1, ma un successivo contatto – reso possibile grazie a un traduttore – ha permesso di localizzarli nei pressi di una ferrata, probabilmente nella zona della Pala del Belia. È stato quindi predisposto l’intervento dell’elicottero Falco 2 all’alba, con l’indicazione di non muoversi. Ma alle prime luci i due hanno iniziato comunque la discesa, rimanendo bloccati nel punto più critico.
Secondo la ricostruzione, i due avevano pernottato al Rifugio Coldai e si erano diretti verso il Carestiato passando per il sentiero Angelini. Giunti al Bivacco Grisetti, hanno imboccato il sentiero che porta a metà della Ferrata Costantini, superando le creste e fermandosi poi a bivaccare.





