Due mesi fa aveva vinto il premio Pelmo d’Oro. E nell’intervista durante la cerimonia di premiazione era apparso stanco, ma ancora lucidissimo. Si è spento nella notte tra giovedì e venerdì (19-20 settembre) don Sergio Sacco Sonador. Aveva 88 anni ed era malato da tempo.
Nato a Dosoledo (Comelico Superiore), era stato ordinato prete il 3 luglio 1960. Plurilaureato, poliglotta, classicista, intenditore d’arte e di musica, ha dedicato la maggior parte della sua vita all’insegnamento di molte discipline, dalle lingue moderne al greco, dall’italiano alla storia dell’arte. Cultore di storia locale, si è impegnato in vari ambiti di ricerca, dalla cultura ladina al diritto regoliero. Nel 1975 aveva fondato l’Istituto Bellunese di Ricerche Sociali e Culturali, da lui diretto fino a pochi mesi fa. Poi, dal 1989 ha guidato per anni la Scuola di formazione sociale e politica di Belluno. Dal 1997 al 2000 è stato direttore dell’Ufficio diocesano per i beni culturali. Molti inoltre lo ricordano come guida nei pellegrinaggi in Terra Santa e in numerosi viaggi culturali in vari paesi del mondo.
IL CORDOGLIO
L’enorme cultura di don Sergio Sacco è unanimemente riconosciuta. Tanto che a fine luglio gli è stato assegnato il premio Pelmo d’Oro per la cultura alpina.

Il presidente della Provincia, Roberto Padrin, lo ricorda come «un uomo di scienza e di fede, dalla cultura sconfinata, quasi enciclopedica, e dalla sconfinata passione». «Oggi se ne va un abitante e uno studioso autentico della montagna, che dalla montagna ha saputo apprendere, imparare, elevarsi» scrive Padrin in una nota di cordoglio. «Mi ha colpito la lucidità con cui, nella cerimonia del Pelmo d’Oro, ha descritto l’importanza della montagna nella sua formazione umana e professionale. Montagna che gli aveva tolto un fratello nel 2009, ma che – parole sue – non può essere vista come buona o cattiva a seconda dei casi, perché fa parte del nostro orizzonte quotidiano. Ci mancherà la sua levatura culturale, la sua capacità di indirizzare alla ricerca e appassionare alla cultura, la multiformità dei suoi interessi. Il Bellunese oggi è un po’ più povero, ma sapremo far tesoro delle tante eredità – libri, riviste, lezioni… – che don Sergio ci ha lasciato. Ai suoi familiari, e a tutti coloro che hanno potuto apprezzarne le doti umane, un pensiero d’affetto da parte mia e del consiglio provinciale».





