Posti di lavoro salvi, ma è addio per sempre a Safilo. L’azienda, che costituisce la storia dell’occhialeria bellunese, se ne va dalla provincia. Lo ha sancito il referendum di ieri (1° settembre).
IL VOTO
I lavoratori hanno detto sì a larghissima maggioranza al piano Thélios-Innovatek, che prevede il passaggio dei lavoratori alle due aziende. Dei 446 dipendenti, hanno votato in 318 (sui 357 presenti ieri nello stabilimento di Longarone). Il sì ha raggiunto l’83,3%, mentre il no si è fermato al 6,9%. Spiccano però le schede bianche e nulle (9,8%). Una percentuale che testimonia benissimo la spaccatura emersa negli ultimi mesi all’interno del mondo sindacale, con Uil e Cisl favorevoli al piano di cessione e la Cgil fortemente contraria (e scettica soprattutto per Innovatek).
In ogni caso, l’esito del referendum sancisce il varo del piano, che sarà sottoscritto formalmente il 5 settembre in Regione.
COSA SUCCEDE ADESSO?
Il piano prevede che 250 lavoratori Safilo, attivi finora nel comparto galvanica, passino a Thélios. Gli altri dipendenti invece saranno riassorbiti da Innovatek, un gruppo di fresca fondazione a opera di Carlo Fulchir, imprenditore friulano e homo novus dell’occhialeria.
I riassorbimenti avverranno a gruppi, entro il 2025. Nel frattempo tutti i lavoratori saranno coperti da cassa integrazione, con un contributo integrato da Safilo per mantenere il livello retributivo.
«SALVARE IL MADE IN ITALY»
«La vicenda Safilo si chiude con la salvaguardia dei posti di lavoro e la garanzia per centinaia di famiglie. Ma lascia aperto il rischio che situazioni simili si creino in altre realtà del manifatturiero bellunese e su questo è necessario intervenire in maniera forte, a livello statale, per tutelare il Made in Italy» dice il presidente della Provincia di Belluno e sindaco di Longarone Roberto Padrin. «Grazie all’impegno congiunto dei rappresentanti dei lavoratori e dell’assessora regionale Elena Donazzan, con la sua struttura, si risolve una situazione che per diversi mesi ci ha tenuto con il fiato sospeso e con la preoccupazione di oltre 400 posti di lavoro. Una situazione che ha vissuto momenti tesi e difficili, e che ha creato anche una frattura all’interno del mondo sindacale. Frattura che mi auguro possa ricomporsi, in quanto l’unità dei rappresentanti dei lavoratori – così come del territorio su partite importanti – è garanzia di tutela del lavoro e dei diritti sociali».
«Aver garantito i posti di lavoro è fondamentale, specialmente in un momento storico in cui nulla è scontato a livello lavorativo ed economico» aggiunge Roberto Padrin. «Ma ciò non nasconde la tristezza di aver perso una delle aziende storiche del nostro territorio, una di quelle imprese che hanno fondato l’occhialeria e il Made in Belluno. Proprio per questo credo sia necessario che a livello statale vengano prese decisioni stringenti per evitare che il “caso Safilo” possa ripetersi. Decisioni a tutela di un settore strategico per il Bellunese, prodotto di professionalità, impegno e lungimiranza di una serie di imprenditori che non ci sono più e sul cui genio si fonda tutt’oggi l’occhialeria: penso a Leonardo Del Vecchio, a Vittorio Tabacchi e Giovanni Marcolin, ma anche ad aziende e famiglie che ancora oggi portano avanti il grande prodotto della manifattura bellunese, come De Rigo. Il futuro del nostro territorio passa anche da qui, dalla sinergia che c’è sempre stata, e che oggi va tutelata, tra aziende dell’occhiale e grandi competenze dei lavoratori. Una sinergia che costituisce il cuore del Made in Italy».





