Si è conclusa la 41.ma edizione del Corso Roccia Ar1 del Cai Belluno. E l’epilogo è coinciso con l’approdo in cima alla Gusela del Vescovà (2365 metri): la guglia che tutti i bellunesi imparano ad ammirare fin da bambini.
Si è trattato della conclusione di tre mesi di lezioni teoriche e pratiche, prima in palestra, poi in falesia, e infine in ambiente: sulle Cinque Torri, in Falzarego e lo scorso fine settimana proprio sulla Schiara.
La Gusela è un luogo simbolo della città di Belluno e non poteva esserci conclusione migliore per il corso, arricchito da dieci allievi di tutte le età, fra ragazzi e ragazze. I quali, una settimana dopo l’altra, hanno imparato ad avere cura dei materiali alpinistici e del loro utilizzo in sicurezza, delle tecniche di progressione e di assicurazione, ma anche dei pericoli e dei rischi che si incontrano in montagna e delle metodologie di preparazione (a livello tecnico, fisico e psicologico) per iniziare a praticare questa bellissima attività. «La cosa più importante è che ho imparato a conoscere meglio me stesso, come gestisco ciò che sento al limite, la tensione, la lucidità», racconta uno dei partecipanti.
«Il corso roccia del Cai Belluno ha quarant’anni di storia alle spalle. In questi questi otto lustri si sono formate le persone che hanno reso grande onore all’alpinismo bellunese. È una tradizione per noi di vitale importanza portare avanti, per tramandare ai giovani la magica bellezza delle nostre montagne, e la loro storia – racconta Paolo Barp, presidente della sezione bellunese legata al Cai -. Un grazie di cuore ai tanti istruttori che in questi tre mesi hanno dedicato con passione e dedizione il proprio tempo ad accompagnare gli allievi fino alla Gusela».





