Bagno di folla e applausi scroscianti. Qualcuno dice che era dallo scioglimento della Brigata Cadore che non si vedevano così tanti alpini a Belluno. Era il gennaio del 1997 e Piazza dei Martiri, sotto un cielo grigio e sferzata da un vento gelido salutava commossa le penne nere. Ieri invece (18 giugno), il liston era tutto a festa, sotto un sole estivo e in una luce scintillante per il Raduno Triveneto degli Alpini.
Tra penne nere, ospiti, reparti salmeria con tanto di muli, portatrici in abito storico e tute fluo della Protezione Civile, hanno sfilato oltre 25mila persone. E la città ha dato il meglio di sé, nell’organizzazione e nell’accoglienza. C’è un metodo infallibile per capire quando Belluno registra il tutto esaurito: basta guardare il parcheggio di Lambioi. Di solito era pieno alla sagra dei fisciot (di diversi anni fa) e alla fiera di San Martino. Ebbene, ieri era zeppo già dal primo mattino, senza neanche un posto libero.
LA SFILATA
Gli alpini hanno sfilato da Cavarzano lungo il ponte che è loro dedicato, e poi giù per viale Fantuzzi, via Segato, Piazzale Cesare Battisti, via Loreto e ingresso sul liston. I primi a passare sono stati quelli della Fanfara Congedati della Cadore, assieme a un reparto in armi. Poi ufficiali e sottufficiali in servizio, seguiti dai gonfaloni del Comuni di Belluno, della Regione del Veneto e della Provincia di Belluno. Il presidente Luca Zaia si è accomodato ai piedi della tribuna, tra le autorità, dopo una decina di minuti di saluti e foto, accompagnato dall’immancabile social media manager, attentissimo a postare sui social ogni momento della sfilata.
Bolzano, Trento e sezione Carnica sono stati tra i primi a entrare in Piazza Martiri. Un esercito di alpini da Vicenza ha occupato oltre 40 minuti di sfilata, facendo capire quale sarà l’atmosfera alla prossima adunata nazionale, in programma proprio a Vicenza nel 2024. Poi, dopo Treviso, Conegliano, Padova, Vittorio Veneto e Valdobbiadene, è toccato ai “padroni di casa”. Gli alpini di Feltre, del Cadore e di Belluno. A chiudere lo sfilamento, la Protezione Civile del Veneto, tra applausi festanti.
LE STORIE
Tra le penne nere confluite a Belluno, molte le scene Amarcord. Diversi alpini provenienti da tutto il Triveneto hanno fatto la naja nelle caserme bellunesi, oggi tristemente chiuse. Qualcuno ricorda la finestra della camerata passando di fianco alla Fantuzzi. Qualcun altro ritrova vecchi commilitoni che non vedeva da anni.
I COMMENTI
«Non poteva esserci città più adatta di Belluno per ospitare il Raduno Triveneto, in una provincia che il 9 ottobre ricorderà i 60 anni dalla tragedia del Vajont, forse la più tragica delle occasioni in cui gli alpini hanno dimostrato il loro valore e spirito di abnegazione, meritandosi due medaglie d’oro all’onor civile al 6º e 7º reggimento» ha detto Zaia. «Un impegno che continua anche ai giorni nostri, con tantissimi nuclei di Protezione Civile e volontariato».
«Impegno, sacrificio, solidarietà. Grazie agli alpini per esserci sempre, nei luoghi delle sciagure, nell’associazionismo, nell’aiuto concreto alle attività degli enti locali, nella vita quotidiana delle comunità» ha sottolineato il presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin. «Gli alpini sono l’anima di un territorio di montagna, incarnano lo spirito dolomitico delle terre alte che resistono alle difficoltà, allo spopolamento, rimboccandosi le maniche. Quello spirito di servizio di cui gli alpini, tra gli altri, hanno dato prova nei giorni difficili del Vajont e di Vaia, nelle tante manifestazioni locali in cui garantiscono un aiuto e danno una mano, e anche nella presenza silenziosa, operosa e generosa a fianco degli amministratori e dei Comuni. L’8 ottobre, nei 60 anni dalla tragedia del Vajont, Longarone dedicherà un viale ai soccorritori, in mezzo ai quali spiccano le penne nere».
«Oggi si dice che è necessario ripristinare il servizio di leva per non far morire il corpo degli alpini» ha concluso Padrin. «Al di là di come si evolverà la proposta, credo sia doveroso ringraziare le penne nere e cogliere tutti un po’ del loro impegno e della loro concretezza per perpetuare lo spirito degli alpini in una terra di montagna. Grazie in particolare all’Ana Belluno e a tutti i volontari che hanno reso possibile questo Raduno Triveneto, memorabile per i numeri e per la partecipazione».









