Turismo in ripresa, fino a febbraio. Timori di guerra per l’estate

Turismo in ripresa, fino a febbraio. Timori di guerra per l’estate

Alla fine sarà lo spartiacque più grande. La guerra rischia di fare più danni del Covid al settore del turismo, perché si porta dietro una scia di aumento dei costi e di grande incertezza. Come andrà il business delle vacanze? Lo scopriremo solo vivendo, direbbe Lucio Battisti. Quel che è certo, al momento, è che senza la crisi ucraina, il 2022 poteva essere un’ottima annata per il turismo. Lo dicono i dati di gennaio (ufficio statistica Regione Veneto), molto vicini al 2020 (i primi due mesi dell’anno non erano stati ancora sotto effetto Covid) e praticamente in linea con il 2019.

Quest’anno, nel primo mese 2022, Cortina ha totalizzato 20.716 arrivi e 81.468 presenze. Il triplo rispetto a un anno prima (quando le presenze erano arrivate a 27.138, e gli arrivi appena a 3.506). Numeri simili per tutte le altre località sciistiche dolomitiche, che a cavallo tra 2020 e 2021 hanno dovuto affrontare l’inverno senza sci, il più buio degli ultimi anni, quello che ha messo a rischio la sopravvivenza di tante attività economiche e ricettive. Dodici mesi dopo, però, è tornato lo sci e sono tornati i turisti: Auronzo aveva appena 349 arrivi e 2.038 presenze nel gennaio 2021; sono tornati a 4.127 gli arrivi nel 2022 e a 15.790 le presenze. Falcade che era rimasta a 930 arrivi e 3.616 presenze nel 2021, è tornata a 6.129 arrivi e 25.164 presenze. Eclatante il caso di Livinallongo, dove il turismo invernale è solo alberghiero e sciistico: 23 arrivi e 261 presenze nel gennaio 2021, 9.239 arrivi e 49.662 pernotti nel 2022. In linea anche Rocca Pietore (235 arrivi e 737 presenze un anno fa, 4.280 arrivi e 24.383 presenze quest’anno), Selva di Cadore (2.342 arrivi contro 203; 10.084 presenze contro 847) e Val di Zoldo (4.545 arrivi contro 605; 21.458 presenze contro 2.717).

I dati sono inequivocabili: lo sci fa la differenza sul turismo delle terre alte. E lo si vede in confronto alle due “città d’arte”: a Belluno le presenze del gennaio 2021 erano state 6.669, quest’anno invece sono state 6.957; e a Feltre il dato 2022 è addirittura inferiore al gennaio di un anno fa (2.291 contro 3.002).

Gli sciatori e il popolo degli appassionati degli sport bianchi sono tornati e hanno fatto segnare un’ottima ripresa alle località bellunesi. I numeri sono vicini a quelli di gennaio 2020, il mese prima dell’arrivo della pandemia Covid che aveva costituito un record recente per numero di presenze. A Cortina la differenza è di poco più di 20mila presenze, in Val di Zoldo di appena 5mila, mentre a San Vito le cifre sono migliori quest’anno rispetto al 2020. 

Senza la guerra, i numeri sarebbero stati arrotondati tra febbraio e marzo, mesi solitamente buoni per gli sciatori dell’est Europa, russi, polacchi e cechi soprattutto. Il conflitto però apre squarci di dubbi anche sull’estate. Intanto alberghi e attività ricettive devono fare i conti con spese energetiche lievitate e carenza di manodopera. Difficile godersi i dati positivi dell’inverno in questo scenario.

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