Non c’è tempo da perdere. Ma al momento, non ci sono tempi certi. Solo una data, fissa e cerchiata in rosso: gennaio 2026. Quello l’inizio dei Giochi olimpici di Milano-Cortina. Ovviamente, per le opere sportive e per quelle infrastrutturali il timing finisce un po’ prima: devono essere pronte per dicembre 2025. Il “devono” è un imperativo categorico. Lo ha ripetuto anche il vice ministro alle infrastrutture e ai trasporti, Alessandro Morelli.
Ma si sa, anche l’imperativo è costretto a osservare maglie larghe e geometrie variabili. Lo si è visto con il Piano Anas Cortina 2021: le tre varianti della Valboite rimangono ancora sulla carta, benché i Mondiali di sci siano già stati disputati, archiviati (e forse quasi dimenticati). E chissà se arriveranno in tempo per le Olimpiadi…
Ieri intanto (17, per fortuna che non era un venerdì, perché altrimenti – parlando di infrastrutture nel Bellunese – risulterebbe difficile non essere scaramantici) in Prefettura il vice ministro Morelli e i vertici Anas (il presidente Edoardo Valente e l’amministratore delegato Aldo Isi) hanno incontrato i sindaci bellunesi. E hanno messo le mani avanti: la crisi in Ucraina, con gli annessi e connessi, sta causando un aumento esponenziale nel costo dei cantieri. Tradotto? L’ottimismo è il profumo della vita. «Abbiamo istituito un tavolo periodico con tutti gli amministratori locali e il territorio» ha detto il vice ministro Morelli. «Servirà per condividere tutte le iniziative da mettere in pratica per ottenere il massimo risultato e per segnalare le possibili criticità. Il governo ha già messo in atto tutte le misure possibili per riconoscere alle Olimpiadi quel carattere di priorità assoluta che è necessario in questo momento».
Già, priorità assoluta va bene. Ma i tempi? Saranno gli stessi del Piano Anas 2021? «Le Olimpiadi si portano dietro anche i cantieri pregressi» ha spiegato il numero 1 di Anas, Valente. «Da parte nostra c’è il massimo impegno a essere sul pezzo in maniera assidua sul territorio, anche per individuare eventuali momenti di criticità e risolverli in modo efficace. Al momento è in corso una valutazione approfondita sull’aumento dei costi, ma per quanto riguarda le tre varianti (Tai, Valle e San Vito, ndr) siamo in fase avanzata, pronti per partire, dato che ormai è conclusa la progettazione avanzata. Appena sbloccati gli ultimi dettagli, partiremo con i cantieri».
Il fronte delle opere infrastrutturali deve fare i conti con due variabili: quella della burocrazia e dell’iter progettuale-autorizzativo da una parte; e quella dei cantieri veri e propri dall’altra. Sulla prima il governo è già intervenuto. «Abbiamo realizzato nuove norme che parificano le infrastrutture olimpiche prioritarie a quelle del Pnrr, con una netta sburocratizzazione e definizione da parte di Palazzo Chigi dei contenziosi burocratici che eventualmente possono crearsi tra i ministeri» ha detto Morelli. «Stiamo recuperando i tempi». Sulla seconda variabile però non c’è niente da fare: se un cantiere stradale ha bisogno di 2 anni, o di 3, servono 2 anni o 3. Senza contare che sulle strade bellunesi a novembre cala l’inverno, che può rendere tutto più difficoltoso.
Poi ci sono anche le infrastrutture sportive, sulle quali in ogni caso non sembrano gravare gli stessi problemi che invece insistono sulla viabilità. Senza contare che intervenire su una strada significa rallentare il traffico quotidiano. E le varianti di Cortina e Longarone previste per le Olimpiadi rallenterebbero il traffico quotidiano della Alemagna.
L’ottimismo però rimane il profumo della vita. «Le opere devono essere finite per le Olimpiadi» ha assicurato il vice ministro Morelli. «Posto questo, i Giochi dovranno lasciare una grande eredità a questi territori, cambiando il volto della vallata in termini di accessibilità e servizi». Quindi, va bene anche se servizi e accessibilità arrivano dopo. Purché arrivino.





