Nuovo sistema di scarico delle acque, finisce l’incubo per gli abitanti di Vignole

Nuovo sistema di scarico delle acque, finisce l’incubo per gli abitanti di Vignole

Dopo 14 anni gli abitanti del lembo di Vignole che confina con Mas di Sedico non rischieranno più di andare sott’acqua. Terminati infatti i lavori di sicurezza idraulica della zona. Ha così un lieto fine un problema nato nel 2008 in concomitanza con la nuova rotonda all’ingresso di Mas e le nuove costruzioni al confine tra i comuni di Belluno e Sedico. «Il tombotto che raccoglieva le acque piovane della zona, realizzato sotto la massicciata della vecchia ferrovia Sedico – Agordo – spiega l’assessore ai lavori pubblici di Belluno, Biagio giannone – non era più in grado di smaltire la quantità di acqua che si raccoglieva, soprattutto in caso di eventi atmosferici violenti e sempre più frequenti». Il risultato? In breve tempo lì si formava un lago, con le acque che alla fine tracimavano, allagando garage e scantinati del condominio di 8 abitazioni adiacente. Una situazione snervante e pericolosa, con i residenti costretti a dotarsi di pompe idrauliche per liberare gli spazi, dove l’acqua arrivava anche al mezzo metro di altezza.

«Per capire bene da dove nascesse il problema – spiega Giannone – al momento del mio insediamento, nel 2017, ho commissionato uno studio idraulico, realizzato dall’ingegner Stefano Riccobon, grazie al quale si è capito che in questa zona si convogliano le acque provenienti da una vasta area qui attorno». La conformazione del vecchio sistema di scarico, con due condotte che si incrociavano a T e il tombotto di modeste dimensioni facevano il resto.

«Il passo successivo – continua Giannone – è stata la stesura del progetto del nuovo sistema di regimazione idraulica, con un condotto più grande e con una curvaa più naturale. Progetto che è stato poi passato all’Unione montana Belluno – ponte che ha seguito l’iter di affidamento dei lavori, del costo complessivo di 90mila euro, pagati grazie ai soldi dei canoni idrici. Ora per gli abitanti della zona i problemi in tal senso dovrebbero essere finalmente risolti».

«Questa è una parte dei lavori per i quali nel 2020 e 2021 abbiamo investito circa un milione di euro – le parole del presidente dell’Unione montana Belluno Ponte, Paolo Vendramini – e ringrazio l’ufficio tecnico per essere riuscito in due mesi a portare a termine quest’opera». Per il futuro Vendramini chiede di rivedere il sistema stesso delle Unioni montane. «Non bastano i 400mila euro che la Regione ci dà ogni anno. Servono più soldi e personale. Ci devono fare vivere. Bisogna pensare anche ad un’Unione montana più vasta, che comprenda anche i comuni della Valbelluna. E questa è una scommessa sulla quale sta investendo anche la Regione».

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