Elezioni, il Centro Sinistra rompe il tavolo: addio al candidato unico

Elezioni, il Centro Sinistra rompe il tavolo: addio al candidato unico

Per l’unità del Centro Sinistra? Prego ripassare: nel 2027. Quest’anno si viaggerà ancora divisi, con buona pace dei mesi spesi attorno ad un tavolo alla ricerca di un candidato unico.

Per la sfida a Oscar De Pellegrin (e forse a Raffaele Addamiano, perché al di là dell’ottimismo di facciata nemmeno il Centro Destra ha ancora converso su un solo candidato) il Centro Sinistra bellunese mette in campo Giuseppe Vignato e Lucia Olivotto. Il prossimo primo cittadino del capoluogo sarà quindi, nel 99% dei casi, ancora un civico, senza tessere di partito in tasca.

Al tavolo di ieri sera non è riuscita la “mission impossible” di unire le varie anime sotto un’unica bandiera. Una prova già difficile in partenza, diventata proibitiva dopo la decisione di mercoledì dell’Unione comunale del Pd, che dopo aver traccheggiato per mesi ha chiuso l’accordo con Vignato, prima di far ratificare la scelta nell’assemblea serale. Una mossa che di fatto ha chiuso la strada all’unitarietà. Non era infatti un mistero che l’attuale amministratore di Sedico Servizi, ex manager Luxottica e già risanatore di Bim Gsp non fosse nome gradito alla parte più a sinistra della coalizione, quella di “Insieme per Belluno – Città futura”.

Che infatti ci ha messo pochi minuti, ieri pomeriggio, ad abbandonare il tavolo, dopo il breve comunicato letto dal portavoce Massimo “Maci” De Pellegrin, dove si accusano Pd e Vignato di aver messo in atto «pratiche di passate stagioni che evidentemente mai sono state superate e che immiseriscono la politica. E’ un orizzonte che non ci appartiene e che non desideriamo condividere. Non possiamo che trarre la logica conseguenza da quanto avvenuto, ovvero che è stata decretata la fine di questo tavolo a favore di un accordo di potere, peraltro all’evidenza aleatorio».

Parole tutt’altro che concilianti, anche in vista di un possibile apparentamento all’eventuale ballottaggio. Condivise peraltro da Paolo Bello, che in disaccordo con la linea del partito ha rassegnato immediatamente le dimissioni da capogruppo in consiglio comunale. «Le ragioni della rottura – il suo pensiero – saranno giudicate dagli elettori ma fatico a pensare che appartengano a logiche di bene comune. Questo accordo stretto al di fuori del tavolo non può avere il mio sostegno. Rimango profondamente legato ai princìpi che ispirano il Pd ma è evidente che il partito a Belluno cammina con le gambe di uomini e donne che io non posso più rappresentare».

Immediata la risposta, via comunicato stampa, del presidente dell’unione comunale, Roberto De Moliner, che rivendica come il sostegno alla candidatura di Vignato abbia ottenuto l’approvazione «dell’80% dell’assemblea comunale». Pertanto, continua De Moliner, «Rimaniamo sorpresi e amareggiati delle dichiarazioni fatte da Paolo Bello, con motivazioni che non hanno rispondenza nei fatti».

Messi d’accordo Pd, Belluno D+ e lista Vignato, resta da definire la posizione di “In Movimento”, che nei giorni scorsi aveva avanzato la candidatura dell’attuale assessore ai lavori pubblici Biagio Giannone. I fedelissimi di Massaro, divisi tra Vignato e Giannone (o Olivotto?) hanno chiesto alcuni giorni per decidere: sarà frattura anche al loro interno?

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