Ex Acc- Sest, territorio al lavoro per garantire un futuro ai 35 esuberi

Ex Acc- Sest, territorio al lavoro per garantire un futuro ai 35 esuberi

Dopo la mobilitazione per salvare l’ex Acc di Borgo Valbelluna (che sarà acquistata dalla Sest di Limana) ora il territorio si muove per garantire un futuro ai lavoratori che non rientrano nei piani dell’azienda leader nella produzione di evaporatori e scambiatori di calore.

150 lavoratori (dei 250 totali dell’ex Acc Wanbao) saranno riassorbiti direttamente dalla Sest, nel giro di un anno e mezzo (hanno già cominciato la loro nuova vita lavorativa i primi 40). Calcolando pensionamenti e ricollocamenti in altre aziende, gli esuberi finali dell’operazione potrebbero essere circa 35.

Questo il numero ipotizzato nei giorni scorsi dal commissario straordinario Maurizio Castro, sul quale ieri ha cominciato a ragionare il consiglio di sorveglianza istituzionale, riunito nel municipio di Borgo Valbelluna alla presenza, oltre che del sindaco Stefano Cesa e dello stesso Castro, dell’assessore regionale Elena Donazzan (supportata dal dirigente dell’Unità di crisi regionale Mattia Losego), di Confindustria Belluno Dolomiti e dele rappresentanze sindacali. Invitati anche Giuseppe Venier, vicepresidente nazionale di Assolavoro, in rappresentanza del mondo delle agenzie interinali, e i consiglieri regionali Silvia Cestaro e Giovanni Puppato.

«Abbiamo immaginato un processo di ricollocamento per i lavoratori che non dovessero essere riassorbiti dalla proposta LU-VE – spiega Donazzan -. In base alle indicazioni raccolte iniziano i tavoli della trattativa tra le parti in sede regionale».

Chiuso un capitolo (la produzione di compressori per frigoriferi, terminata il 28 febbraio) ora se ne apre un altro, in un contesto economico e produttivo che al momento tira ma sul quale si addensano le nubi della difficile situazione internazionale.

Per ricollocare i lavoratori in esubero, spiega Donazzan – «È fondamentale la rete del territorio. Serve che le imprese manifestino le proprie esigenze di posti di lavoro e che questi siano messi nelle opportunità dei lavoratori. Per loro ci impegniamo a favorire il processo di ricollocamento, attraverso l’elaborazione del bilancio di competenze e l’eventuale ausilio di formazione dedicata. Ai lavoratori dico di cogliere tutte le opportunità, perché la cassa integrazione, con l’80% della retribuzione fino ad un tetto massimo, non può essere la soluzione».

In provincia attualmente sono circa 800 le posizioni aperte, come rivela Venier. «Nel Bellunese sono molte le aziende che stanno chiedendo personale di vario tipo e, naturalmente, in diversi settori. Da parte nostra come sistema interinale possiamo mettere a disposizione i fondi di formazione della nostra bilateralità anche per le persone in cassa integrazione straordinaria».

Le prospettive, quindi, sembrano esserci. Anche se ricollocare tutti non sarà semplice. «Stiamo vagliando ogni singola posizione – spiega Stefano Bona della Fiom Cgil – perché ci sono delle situazioni non semplici. Soprattutto alcune donne hanno una situazione contributiva spezzettata, per cui sarà fondamentale l’incontro che avremo il 9 al ministero, per capire quali e quanti ammortizzatori sociali ci saranno a disposizione. E sarà fondamentale il ruolo di Confindustria e delle aziende bellunesi».

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