Un aggiornamento sulla presenza della puzzola nel Bellunese (in foto), e le popolazioni di tamia siberiano, un animale che nasce da compagnia ma in provincia ha preso habitat nei boschi del Nevegal. E poi una fotografia di come se la passano le foreste dell’Alto Agordino a quasi quattro anni da Vaia. Sono questi i temi principali trattati nel nuovo numero di “Frammenti”. La rivista edita della Provincia di Belluno, in collaborazione con il Parco nazionale Dolomiti bellunesi e il Parco naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, anche quest’anno si presenta ricca di novità interessanti riguardo diversi aspetti naturalistici del Bellunese. Il numero 11 è in distribuzione in questi giorni.

I CONTENUTI
In apertura, i risultati, dopo quattro anni di monitoraggio, di un’indagine sull’avifauna che frequenta le praterie del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi. Seguono altri due articoli a tema zoologico, dove si danno degli aggiornamenti riguardo la distribuzione nel Bellunese di due specie poco note ai più: la puzzola europea e il tamia siberiano, uno scoiattolo di origine alloctona importato in Europa come animale da compagnia. Le due ricerche mettono in luce per entrambi gli animali una presenza nel territorio molto più ampia di quella nota fino a oggi. Per la puzzola, oltre a ulteriori segnalazioni per la parte meridionale della provincia, sono emersi degli interessanti dati di presenza in Cadore e nelle aree di confine con il Trentino, dove da anni la specie è data per assente. Il tamia, diffusosi nel Bellunese a causa della liberazione accidentale di circa un centinaio di esemplari, da più o meno un cinquantennio ha costituito una popolazione selvatica che si è oggi espansa fino a 10 chilometri di distanza dal luogo di rilascio originario. Un fatto interessante che emerge dall’analisi degli ambienti maggiormente frequentati dalla specie è la predilezione per i boschi di abete rosso, dove sembrerebbe quindi ritrovare delle condizioni simili a quelle offerte dai boschi di conifere che costituirebbero il suo habitat originario in Siberia.
Vengono poi presentate le prime osservazioni riguardo gli effetti che ha avuto la tempesta Vaia sulla flora dei boschi dell’Alto Agordino. E in questo numero trovano posto anche due articoli definibili di “ecologia applicata”. Nel primo vengono descritte le operazioni di restauro ecologico che hanno interessato a Lozzo di Cadore il Laghetto delle Sepolture. Il successivo articolo riguarda invece il progetto “BIO∆4”, inerente lo sviluppo di una metodologia per la misurazione della biodiversità dei boschi gestiti dall’uomo. Infine, nell’ultimo contributo del numero si illustrano le caratteristiche della fauna invertebrata che abitava le pendici del Monte Pelsa nel Triassico Medio, 240 milioni di anni fa. Risultato dell’esame degli strati fossiliferi raccolti in prossimità del Rifugio Vazzoler, questo studio ha permesso di individuare nell’area di analisi un’elevata diversità di specie, molto eterogenee anche per abitudini alimentari e stili di vita. La presenza di determinati organismi, generalmente rinvenuti in strati fossiliferi meno antichi, fa inoltre ipotizzare una loro speciazione più recente di qualche milione di anni rispetto a quanto supposto finora.
“Frammenti è in distribuzione nelle sedi del Parco nazionale Dolomiti bellunesi e del Parco naturale Dolomiti d’Ampezzo, ma anche attraverso i canali di e-commerce dell’ente Provincia.





