Ci sono sei giovani indagati per l’aggressione che il 23 dicembre scorso, in Piazza Vittorio Emanuele a Belluno, mandò in ospedale con 35 giorni di prognosi un cinquantenne conducente Ncc. Si tratta di un 22enne e un 18enne, moldavi di origine ma residenti da tempo a Belluno, e quattro minorenni.
A loro sono arrivati gli agenti della squadra mobile della questura di Belluno, al termine di un mese di indagini. Per i sei aggressori è scattata la denuncia a piede libero per lesioni aggravate in concorso e danneggiamenti. Le indagini proseguono, coordinate dalla procura dei minori di Venezia e da quella di Belluno, per definire al meglio ruoli e responsabilità personali.
Ieri mattina, in prefettura, il dirigente della squadra mobile, Jacopo Ballarin, ha ricostruito i fatti. L’antivigilia di Natale, attorno alle 23.30 il 50enne, mentre era in attesa di alcuni clienti che stavano assistendo ad uno spettacolo in teatro Comunale, vide dei ragazzi impegnati a danneggiare un’auto e a rovesciare alcuni cassonetti delle immondizie. Scese così dal suo pulmino per redarguirli, ma in risposta un primo ragazzo gli sferrò un pugno in pieno volto, che lo fece cadere a terra. A quel punto si di lui si accanirono in gruppo, con calci e pugni, che gli causarono la frattura del setto nasale, di alcune costole e problemi all’occhio sinistro. Solo l’arrivo di alcuni passanti fermò la furia del branco, che si diede alla fuga.
«Per ricostruire l’accaduto – spiega Ballarin – abbiamo passato al setaccio tutte le telecamere, pubbliche e private, non solo dell’area di Piazza Vittorio Emanuele ma di tutto il centro, a partire dalle ore antecedenti, per capire come fossero vestiti gli aggressori». Grazie alla raccolta di elementi e al racconto di alcuni testimoni, mercoledì gli inquirenti hanno ottenuto l’ok per le perquisizioni al domicilio degli indagati, alla ricerca di indumenti e tracce telefoniche che confermassero le ipotesi, come in effetti poi è avvenuto.
«Non si tratta di profili criminali di particolare levatura – aggiunge il questore Giuseppe Maggese – ma di giovani che spesso utilizzano la violenza, manifestando così il loro disagio sociale. Ma di certo in questo caso parliamo di un episodio davvero molto grave, e posso dire di essere soddisfatto che ci sia stata una risposta in tempi rapidi. Ora chi si è reso responsabile di questi atti ne dovrà rispondere. E poi bisognerà interrogarsi sulle dinamiche che si stanno verificando a Belluno come in altre città, ovvero l’aumento di episodi violenti da parte di giovani. E per questo servirà l’intervento da parte di tutti, con misure che non possono essere solo repressive».
«Questo è il risultato di un lavoro di squadra – le parole del prefetto Mariano Savastano – che ha dato risposte rapide alle legittime richieste dei cittadini. E il comitato ordine e sicurezza, che ho presieduto questa mattina, ha permesso di elaborare una strategia condivisa di prevenzione per garantire un controllo più efficace possibile del territorio».
Tra le altre cose verranno monitorate da un tavolo specifico tutte le telecamere pubbliche presenti a Belluno. Che, come ricorda il sindaco Jacopo Massaro, sono al momento 96 (delle quali 27 leggi targa), con altre 8 in arrivo. «Verificheremo che le telecamere siano tutte funzionanti e manutenute – continua il prefetto – e se dovesse servire chiederemo al Comune di aumentarle».
C’è poi il tema della vigilanza privata di supporto alle forze dell’ordine. Una richiesta partita da alcuni esercenti del centro e che il prefetto si è preso a cuore: «Ho parlato con Ascom, ma da quel che ho capito l’associazione ha deciso di sfilarsi. Ma io non mi arrendo, parlerò nei prossimi giorni con i titolari dei bar e degli esercizi pubblici della città. L’idea è di rivolgersi ad una società di vigilanza privata (i baristi l’avrebbero già individuata in una azienda bolzanina) perché metta a disposizione degli addetti alla sicurezza che nel weekend garantiscano la loro presenza all’esterno delle attività».





