Buoni segnali dalle imprese: nel 2021 sono 77 in più

Buoni segnali dalle imprese: nel 2021 sono 77 in più

Piccoli ma significativi segnali positivi per l’economia bellunese. Arrivano dall’osservatorio della Camera di commercio Treviso – Belluno Dolomiti sulla demografia d’impresa.

Nella nostra provincia l’anno appena concluso ha visto crescere le imprese di 77 unità, contro il calo di 194 registrato nel 2020. Attualmente le sedi di impresa nel territorio bellunese sono così 13.825. Le imprese artigiane sono 4.666, ma in questo caso il saldo è negativo (-36).

A trainare la crescita il settore delle costruzioni (+16 unità), anche grazie ai superbonus introdotti dal governo. Di conseguenza vanno forte anche le attività professionali, scientifiche e tecniche (+22), così come quelle immobiliari (+16). Trend positivo anche per “Altri servizi a supporto delle imprese” (+21, ricomprendono il “noleggio”) e le attività di alloggio (+17). Il manifatturiero invece ha perso nell’anno 34 sedi d’impresa, di cui 13 ricadono nel codice Ateco 32 “Altre attività manifatturiere” che comprende l’occhialeria. Proprio nel manifatturiero si concentra anche la flessione delle imprese artigiane.

Diversi i numeri concentrando l’attenzione sull’ultimo trimestre del 2021, da dove emerge una flessione di 68 sedi rispetto al trimestre precedente. La variazione nello stesso periodo del 2019 (il 2020 non si prende in considerazione a causa della devastante influenza della pandemia) era invece stata di 44 sedi di impresa in senso negativo.

Agricoltura, costruzioni, commercio e manifattura sono i settori più interessati dalla contrazione su base trimestrale: ma tutti questi settori, tranne il manifatturiero, presentano al tempo stesso un bilancio annuo positivo, sempre in termini di consistenza imprese.

IL COMMENTO

«Questi dati – le parole del presidente della Camera di commercio di Treviso – Belluno Dolomiti, Mario Pozza – ci danno soddisfazione, perché sono la conferma della tenuta del sistema, al di là dei settori maggiormente al traino degli incentivi come l’edilizia.  Il sistema economico in molte sue espressioni si è riportato ai livelli pre-Covid, come abbiamo visto anche dai dati export ai primi 9 mesi. Indubbiamente, restano aree di sofferenza, perché le ferite di Covid sono state profonde sul piano economico oltre che sociale. Da valutare, ad esempio, la contrazione più intensa nell’ultimo trimestre del 2021 rispetto al 2019. Non escludiamo situazioni di uscita dal mercato in quei settori, come in particolare nel commercio, in cui gli effetti della pandemia stanno diventando strutturali. Ma un’altra ragione può essere semplicemente di natura amministrativa, connessa al fenomeno delle mancate o ritardate cancellazioni d’impresa che ha caratterizzato tutto questo periodo della pandemia e che ora, finite le stagioni degli incentivi diffusi e dei divieti di licenziamento, trovano contabilizzazione. E restano tutte le incognite dell’evoluzione senza fine di questa pandemia, con i disagi arrecati dalle continue quarantene che bloccano le attività delle imprese. Ma speriamo davvero di essere prossimi al culmine del picco».

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