Trentamila euro per mantenere gli infermieri sul territorio

Trentamila euro per mantenere gli infermieri sul territorio

Mancano infermieri. Oltre 63mila in Italia, moltissimi anche nel Bellunese. E così ospedali e case di riposo soffrono e faticano a garantire gli standard di servizio previsti dalla legge. Il consiglio comunale di Feltre prova a invertire la rotta, agendo all’origine: ovvero incentivando a restare nel territorio i nuovi infermieri.

Lunedì la giunta comunale feltrina ha approvato il bando che assegna 6 borse di studio (da 5.000 euro l’una) agli studenti che frequentano l’ultimo anno del corso di laurea triennale in Scienze infermieristiche, che da anni l’università di Padova tiene a Feltre in accordo con l’Ulss 1 Dolomiti.

«Si tratta di una delle iniziative messe in campo dalla conferenza dei capigruppo per contrastare l’impatto del covid e facilitare la ripartenza – spiega il presidente del consiglio comunale di Feltre, Manuel Sacchet – . Una misura al momento legata al periodo pandemico ma che sarebbe bello potesse diventare una buona pratica da riproporre in altri settori, ad esempio la scuola, che come la sanità combatte da anni con la carenza di personale».

Il meccanismo del bando è semplice. Entro il 17 dicembre gli studenti del terzo anno di corso potranno presentare le loro candidature. I vincitori delle 6 borse di studio si impegneranno nei due anni successivi alla laurea a partecipare ad uno dei concorsi per infermieri indetti dall’Azienda speciale Feltrina, la municipalizzata del Comune di Feltre che gestisce le case di riposo di Feltre e Cesiomaggiore. E dove, se una volta assunti, resteranno per almeno 3 anni.

«Per noi è un grosso aiuto – commenta Margherita Rosato, presidente dell’Azienda feltrina per i Servizi alla persona – perché il covid ha cambiato radicalmente lo scenario. Fino al 2020 noi garantivamo prestazioni sopra lo standard previsto dalla Regione. Ma poi, tra pensionamenti, mobilità e le dinamiche pandemiche abbiamo incontrato delle difficoltà, soprattutto nei reparti più specialistici, come il nucleo Alzhaimer e la sezione per gli stati vegetativi. Certo, lo standard è garantito e la nostra situazione non è drammatica, al momento, ma in prospettiva c’è da preoccuparsi». Anche perché entro fine anno se ne andranno 2 infermieri che hanno vinto il concorso indetto dall’Usl1. «Due persone possono sembrare poche – continua Rosato – ma con un organico ridotto all’osso ogni individuo è importante. Quindi ben venga l’iniziativa del Comune».

«Questo è uno dei modi di rendere attrattivo il nostro territorio – aggiunge Marco Dal Pont, responsabile dei corsi universitari dell’Usl 1 Dolomiti, perché questa è la chiave per poter portare e tenere qui persone e competenze».

Ogni anno il corso di laurea triennale in scienze infermieristiche diploma 80 nuovi infermieri. «Quest’anno, anche a causa del covid, i corsisti sono in gran parte bellunesi – spiega Dal Pont – ma generalmente è presente un’alta percentuale di studenti dalle altre province venete e dal resto d’Italia. Chi sceglie questo percorso è motivato, perché si tratta di una professione faticosa, spesso basata su turni di lavoro di 24 ore e che richiede massima disponibilità e passione. Ecco perché l’idea di una borsa di studio così strutturata va, a mio giudizio, nella direzione giusta».

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