Lavoro nero, in Veneto 5,5 miliardi di euro nascono e si sviluppano nell’ombra

Lavoro nero, in Veneto 5,5 miliardi di euro nascono e si sviluppano nell’ombra

La cifra è paurosa: 78 miliardi di euro. No, non è la somma delle ultime finanziarie e neppure il plafond a disposizione del Recovery Plan. Più “semplicemente” è il valore aggiunto prodotto dal lavoro nero in Italia ogni anno. Una cifra a cui contribuisce anche il Veneto.

Il “nero” comunque non è uguale ovunque. Il Nord Italia è “sotto controllo”, con poco più di un milione di lavoratori irregolari e 25 miliardi di euro prodotti. La somma di Centro e Mezzogiorno supera i 40 miliardi e conta oltre 2 milioni di irregolari. Lo dicono i dati del Centro Studi Cgia di Mestre, sempre molto attenti a fare i conti. Conti che riguardano tutti, nessuno escluso, perché i miliardi prodotti in nero vengono sottratti al fisco e quindi sono soldi in meno per strade, scuole e sanità pubblica.

Nella graduatoria del “nero”, la Lombardia produce 12,6 miliardi di euro di valore aggiunto, ma ha un tasso di irregolarità di appena il 10% (in termini economici il lavoro nero incide per il 3,6% sul valore aggiunto totale del lavoro lombardo). Il Veneto invece raggiunge quota 5,5 miliardi di euro di “nero”, con tasso di irregolarità del 9% e un’incidenza del lavoro irregolare sul valore aggiunto totale del 3,7%. Trento e Bolzano, tanto per fare un esempio, sono meno austrungariche di quanto si potrebbe credere: il “nero” incide per il 4% sul totale del valore aggiunto.

Ma è da un’altra parte dello Stivale che i problemi si fanno grossi. Puglia, Sicilia, Campania e Calabria hanno tassi di irregolarità superiori al 15% (la Calabria addirittura supera il 22%, significa che quasi un lavoratore su 4 è irregolare). Qui i soldi prodotti in nero superano le cifre “fisiologiche” e si attestano sui 20 miliardi di euro.

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