Era l’8 agosto del 1956 quando nella miniera del Bois di Cazier, a Marcinelle, in Belgio, un errore umano provocò un incendio. A mille metri di profondità persero la vita 262 minatori. 136 erano italiani. Da vent’anni la data di quel tragico incidente è diventata il simbolo del sacrificio di tutti i connazionali emigrati all’estero. Persone partire in cerca di un futuro migliore da consegnare alle nuove generazioni. Una via seguita anche da migliaia di bellunesi, come bellunese (di Sedico) era anche Dino Della Vecchia, una delle vittime di Marcinelle. E proprio l’Associazione Bellunesi nel Mondo, come da tradizione, ha commemorato il disastro di sessantacinque anni fa con una cerimonia davanti alla propria sede, in via Cavour a Belluno.
Un’occasione per ricordare un passato di «uomini venduti per un sacco di carbone», come venne definito il protocollo italo-belga del 1946, accordo che prevedeva l’invio di duemila emigranti a settimana da impiegare nei siti minerari del Belgio in cambio di una fornitura a prezzi agevolati di carbone. Ma anche un momento per alzare i riflettori su un’attualità in cui per lavoro si continua a partire – e in cui sul lavoro si continua a morire -, e per riflettere sulle limitazioni che il Covid e l’emergenza sanitaria hanno imposto nell’ultimo anno e mezzo, poca cosa rispetto alle sofferenze spesso patite da chi era costretto a espatriare. Da qui la l’esigenza di portare al centro del dibattito politico il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro, ma anche la necessità di una nuova etica civile che faccia perno sulla giustizia e sul senso di responsabilità da parte della comunità e delle istituzioni. Lo hanno sottolineato nei loro interventi il presidente dell’Abm, Oscar De Bona, l’assessora del Comune di Belluno, Francesca De Biasi, e il diacono Francesco D’Alfonso, direttore della Caritas di Belluno e delegato per la nostra provincia della Fondazione Migrantes.
Un messaggio di solidarietà e vicinanza è giunto anche da Paul Magnette, sindaco di Charleroi, il comune in cui avvenne la tragedia di Marcinelle.
«Non conosco matrimonio più felice di quello tra il popolo belga e le migliaia di famiglie venute dall’Italia», ha affermato il primo cittadino, ponendo l’accento sul contributo che proprio gli italiani seppero dare alla crescita economica, culturale e sociale di un Paese che non sempre li accolse a braccia aperte. Lo stesso Magnette, infatti, non ha nascosto «gli anni dolorosi di baracche, miseria e razzismo che non abbiamo il diritto di dimenticare».





