Sospensione, con stipendio garantito. Poi si vedrà. La vicenda dei 10 operatori sanitari contrari al vaccino si arricchisce del secondo capitolo. Dopo il rigetto da parte del giudice del lavoro di Belluno del ricorso contro la decisione delle case di riposo Gaggia Lante Ser.Sa di Cavarzano (dove lavorano in 8 di loro) e Sedico Servizio di metterli in ferie forzate per 15 giorni, ieri per alcuni di loro è scattata la sospensione (retribuita) dal lavoro. Decisione inevitabile, dato che non essendosi vaccinati sono stati dichiarati non idonei ad assistere gli anziani della casa di riposo dove lavorano.
Nel frattempo gli oss ribelli sono rimasti in 9. Uno di loro, infatti, perso il ricorso, ha scelto di farsi iniettare, giovedì, la prima dose di vaccino Pfizer. Potrà così tornare al lavoro. Per gli altri si apre invece un percorso complicato. Al momento, come detto, sono sospesi, e non potendo assistere gli anziani, dovranno essere assegnati ad altre mansioni, che non prevedano contatti con i soggetti fragili. Non facile, in una casa di riposo. Non per tutti almeno.
E quindi? «Ci vorranno un paio di giorni per capire come e chi sarà possibile ricollocare. Per quelli che non potranno esserlo – spiega l’amministratore unico di Ser.Sa, Paolo Santesso – non c’è altra strada, al momento, che la sospensione senza stipendio». In attesa di capire cosa fare. Santesso non perde la speranza: «Non parliamo di no-vax radicali, ma di operatori che hanno qualche timore, che spero possa essere fugato dopo aver visto gli ottimi risultati della campagna di vaccinazione nei confronti degli anziani». Intanto, all’orizzonte si delinea la possibilità che il governo illumini la via, attraverso un decreto che imponga l’obbligo di vaccinazione per gli operatori sanitari. Lo ha detto ieri il premier Mario Draghi nella conferenza stampa in cui ha illustrato i nuovi provvedimenti. «Questa è l’unica, vera, bella notizia – conclude Santesso – ed è la soluzione che abbiamo auspicato da sempre».
Nel frattempo gli operatori socio – sanitari valutano di impugnare la sentenza. Hanno 15 giorni di tempo per farlo, dalla data della sua pubblicazione, lo scorso 19 marzo. Fra una settimana, quindi, si capirà quale sarà la prossima mossa.





