Una trentina, tra operatori del turismo, ristoratori e commercianti. Passa anche dal Feltrino il grido di chi chiede di poter riaprire.
Puntuali, alle 10 in punto si sono trovati nel parcheggio della Birreria Pedavena. Mascherina, distanziamento e un groppo in gola. Perché avere un inverno come non se ne vedevano da anni e non poter aprire le porte delle proprie attività a residenti e turisti fa male. E mette in difficoltà numerose famiglie.
Lionello Gorza, tra Birreria Pedavena e Hotel Croce d’Aune, ha un centinaio di dipendenti a libro paga. «Al momento 95 sono in cassa integrazione. E i 25 dipendenti a chiamata che normalmente ci davano una mano ho dovuto lasciarli a casa a malincuore».
E i ristori? «Finora c’è stato pochissimo, personalmente ho preso cifre ridicole. Ma la cosa fondamentale è che ci lascino tornare a lavorare, altrimenti molte attività dovranno chiudere».
L’inverno, in buona parte, è già perduto. E si contano mancati introiti per almeno il 30%. La speranza guarda avanti, al periodo pasquale e alla primavera. «Se si riesce a ripartire al più presto – commenta Maurizio Bottegal, presidente del Para&Delta club Feltre – in qualche modo riusciremo a parare il colpo. Ma se dovremo restare chiusi sarà molto difficile».
L’unione fa la forza, si spera. Al fianco degli operatori anche la politica locale. «C’è preoccupazione, anche da parte di noi amministratori – spiega Dario Scopel, sindaco di Seren del Grappa e consigliere provinciale – perché alle chiusure non sono seguiti finora adeguati ristori. E tutte queste attività rappresentano il cuore della vita economica e sociale dei nostri territori, soprattutto in montagna. La protesta pacifica è giusta, perché se si rispettano le regole e le indicazioni sanitarie, è giusto poter lavorare».








