
Pedaggi gratis e opere compensative. Della serie “o la borsa, o la vita”. Perché a dirla tutta, le code in Alemagna e i “cantieri fantasma” in A27 stanno complicando (e non poco) la vita a cittadini e imprese. Quindi, il Bellunese si arrabbia. E chiede qualcosa in cambio. A livello di opere, certo, ma anche a livello economico. Perché dall’altra parte, tanto per fare un esempio qualsiasi (ma neanche troppo) si beccano fior fior di quattrini dall’autostrada, mica come i bellunesi che si pigliano solo le rogne. A dicembre 2019 la A22 del Brennero ha fruttato dividendi straordinari per 21 milioni a Trento e Bolzano, oltre ai 35 milioni deliberati dall’assemblea dei soci qualche settimana fa: alla fine piove sempre sul bagnato.
E la A27? La prima soluzione è naturalmente la sospensione dei cantieri e la loro massima riduzione in termini di ingombro stradale in occasione dei week-end estivi e dei maggiori flussi di traffico per le Dolomiti. Ma non basta. «Le nostre imprese, turistiche e non solo, i nostri lavoratori e tutti i cittadini bellunesi patiscono ritardi e disagi che costituiscono un evidente danno economico – sostiene Dario Scopel, coordinatore provinciale di Forza Italia -. Un danno che va risarcito. In che modo? Le possibilità sono più di una. Con una riduzione sostanziosa dei pedaggi e con l’emissione di voucher destinati ai residenti nel caso della Società Autostrade. Relativamente alle statali come l’Alemagna, l’idea è quella di sedersi immediatamente al tavolo con Anas per chiedere uno stanziamento suppletivo a favore di opere da destinare a ristoro dei disagi di tutti quei paesi e quei cittadini che patiscono ritardi e danni per i cantieri».
C’è poi un tema più generale, che è quello del danno d’immagine che deriva dalle cronache nazionali e internazionali della domenica, quasi l’ascesa alle Dolomiti bellunesi fosse diventata una sorta di “Via Crucis” da evitare. «Se l’obiettivo primario e indifferibile sul piano delle infrastrutture è il superamento del nodo di Longarone, occorre fare immediatamente un’azione di pressing politico e di forte sollecitazione dell’opinione pubblica, anche attraverso la mobilitazione delle associazioni di categoria e delle forze economiche e sociali – continua Scopel -. Se non saremo ascoltati, ci adopereremo per adottare tutti gli strumenti possibili, anche sul piano legale, non ultima una class action, a difesa delle montagne più belle del mondo, ma anche dei cittadini e delle imprese che le abitano e le fanno vivere».





