Mio padre, un punto di riferimento: ora ho capito che voglio diventare medico anch’io»

Mio padre, un punto di riferimento: ora ho capito che voglio diventare medico anch’io»

 

Oggi ci scrive Nour Chreyha, studentessa di 14 anni: frequenta il Liceo Scientifico “Galilei” ed è al primo anno. Suo padre Ali è un noto medico di base nel Longaronese. E l’emergenza di questo periodo ha stimolato la riflessione della giovane 

 

È da qualche mese che è scoppiata la pandemia del coronavirus, ma all’inizio le zone colpite non erano quelle vicine a noi, Andavo regolarmente a scuola e facevo la vita di sempre. 

Ora però il virus è anche qui in Veneto. E la mia vita da reclusa è questa: mi sveglio la mattina indipendentemente dall’orario in cui ho lezione, appena finisco scuola online, pranzo con la mia famiglia, il pomeriggio svolgo i compiti che mi hanno assegnato la mattina stessa, faccio sport in casa, guardo la televisione, parlo al telefono con i miei amici oppure leggo un libro. La sera, quando mio padre rincasa dal lavoro, ceniamo assieme, dopodiché guardiamo dei programmi interessanti. Di solito non sto sveglia fino a tardi perché, durante la settimana, ho comunque la scuola.

Se c’è una cosa che non capisco è il perché alcune persone, nonostante i numerosissimi richiami di stare a casa, continuano ad uscire e a frequentare luoghi pubblici come se nulla fosse. L’Italia è il primo Paese con più contagi e morti, quindi la situazione è preoccupante. Negli ospedali non ci sono più posti letto liberi, e il reparto di terapia intensiva è pieno. Dobbiamo ringraziare le persone che partecipano alle raccolte fondi. E i medici, senza di loro il mondo sarebbe finito. Mio padre è un medico e lo ammiro molto: la mattina presto va a lavorare munito di mascherine e disinfettanti, e torna a casa la sera esausto, senza finire completamente di lavorare perché a volte, durante la notte, riceve delle telefonate dai suoi pazienti, malati e preoccupati. Ma non solo la sera, anche durante l’arco di tutta la giornata. Fare il medico è sempre stato il mio sogno, sin da bambina, proprio perché mio padre è il mio punto di riferimento, e in questo periodo, nell’incubo che stiamo vivendo, ho capito che il medico è il proprio quello che voglio fare.

In alcuni paesi l’inno d’Italia è cantato ogni sera, e ci sono tante altre manifestazioni che ci fanno sentire più uniti. Questo virus ci sta facendo capire quanto vale il nostro Paese, non ci abbiamo mai fatto caso, ma ora penso che l’abbiano capito tutti o quasi. Le cose che prima davamo scontate, come per esempio uscire di casa per la spesa, fare una passeggiata e divertirsi all’aria aperta, sono diventate delle imprese impossibili. Non dobbiamo prendere il fatto di stare a casa come una cosa del tutto negativa; possiamo divertirci anche così e inoltre abbiamo la possibilità di passare il tempo con i nostri famigliari. 

Ovviamente bisogna stare attenti e cercare di prevenire il virus, devono capirlo tutti; ci sono ancora persone che vanno a correre o a casa degli amici come se nulla fosse, ma questo è un gesto di immaturità vera e propria. Spero che la pandemia finisca, che le persone imparino molte cose da quello che sta succedendo e di tornare alla vita di sempre.

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