Un appello diretto alla Soprintendenza per evitare che l’ex stazione ferroviaria di Cortina venga «snaturata» dal progetto di riqualificazione. È il contenuto della lettera aperta firmata da un gruppo di docenti universitari, professionisti e funzionari pubblici attivi nella tutela dei beni culturali e ambientali, che chiedono alla soprintendente Marta Mazza di esercitare «pieno mandato» nella Conferenza dei servizi di mercoledì 25 marzo.
Secondo i promotori, il progetto in discussione rischia di compromettere un complesso ferroviario rimasto sostanzialmente integro dall’inizio del Novecento e tutelato dal 2013 con un decreto che impone la conservazione non solo dei singoli edifici, ma dell’intero sistema, comprese le aree di pertinenza non edificate e la leggibilità unitaria degli spazi.
Il punto critico è la costruzione di nuovi volumi che, denunciano i firmatari, «costiperebbero le aree libere», occludendo la visuale lungo l’antico tracciato verso Dobbiaco e creando una «barriera visiva totale» sul lato sud-est, oggi aperto verso il centro di Cortina. Un intervento che trasformerebbe un sistema storicamente permeabile in un «cortile interno», cancellando la possibilità di una grande piazza pubblica e riducendo l’area a un corridoio di servizio tra edifici chiusi verso la città.
Una scelta ritenuta incompatibile con il vincolo, che richiede la tutela delle relazioni spaziali tra i fabbricati storici e tra questi e il contesto urbano. «Non rispettare la leggibilità unitaria del complesso – scrivono – significa negare alla lettera gli obblighi di tutela».
La lettera, datata 23 marzo 2026 e firmata da Carlo Giacomini e Giovanna Ceiner per conto del gruppo dei primi sottoscrittori, chiede alla Soprintendenza di esprimere un parere netto: «Difendere i valori storico-culturali, tecnologici e urbanistici dell’unico sistema di stazione e cittadella ferroviaria giunto fino a noi sostanzialmente intonso».
Qui il testo completo:





