La Procura della Corte dei Conti di Venezia apre un fascicolo sulla pista da bob di Cortina. Nel mirino dei magistrati contabili c’è un possibile danno erariale legato allo Sliding centre, ma anche la recente riconsegna dell’impianto, finita sotto osservazione dopo i danneggiamenti riscontrati lungo il tracciato. L’organo costituzionale, che vigila sulla legittimità degli atti del Governo e sulla gestione delle amministrazioni pubbliche, ha avviato le indagini per capire se si configuri un danno alle casse pubbliche e per individuare eventuali responsabilità. A far scattare l’attenzione è stata anche l’operazione di riconsegna della pista, siglata tra Comune di Cortina, Fondazione Milano Cortina e Simico, ora al vaglio della Procura per verificare la presenza di possibili illeciti e chiarire chi sia responsabile dei danneggiamenti emersi.
Problemi che, nelle scorse settimane, avevano bloccato per oltre un mese l’iter di riconsegna dell’impianto. La Corte dei Conti vuole capire se le criticità siano riconducibili alla gestione durante i Giochi oppure se fossero già presenti prima dell’evento olimpico. In questa fase, l’attività istruttoria punta a distinguere tra normale ammaloramento e veri e propri danni, senza che siano ancora state formalizzate responsabilità.
Intanto, Simico ribadisce la propria posizione e difende la qualità dell’opera. In una nota diffusa oggi, venerdì 8 maggio, la società esprime «Piena fiducia nell’operato della magistratura contabile» e conferma la massima disponibilità a collaborare con la Corte dei Conti e con le autorità competenti. Allo stesso tempo, sottolinea l’impegno nel «Completamento dell’intervento secondo il piano delle opere olimpiche e nel rispetto del cronoprogramma». Sui danneggiamenti, però, la linea è chiara: eventuali costi non saranno a carico della società, ma verranno imputati ai diretti responsabili secondo quanto previsto dalla legge, una volta chiarite le responsabilità.
Sulla vicenda interviene anche Europa Verde, che parla apertamente di spreco di risorse pubbliche e chiede piena trasparenza. «Meno male che ci sono cittadine e cittadini, e anche persone con ruoli politici e istituzionali, come Luana Zanella, che vigilano e chiedono conto», afferma l’eurodeputata Cristina Guarda, sottolineando come senza questo controllo «il CIO, la Fondazione Milano Cortina, la Regione Veneto e il Governo avrebbero campo libero nel trattare le risorse pubbliche come un assegno in bianco». Europa Verde punta il dito anche sulla gestione dei tempi e sull’aumento dei costi: «Non parliamo di semplici ritardi, ma di ritardi accumulati colpevolmente», sostiene Guarda, ricordando come le analisi preliminari previste dal dossier olimpico nel 2018 siano state in realtà avviate solo alla fine del 2021. «Prima si perde tempo e si scaricano responsabilità, poi si corre all’ultimo minuto creando le condizioni perché i lavori vengano eseguiti male». Una gestione che, secondo il movimento, ha prodotto conseguenze evidenti: «spreco di soldi pubblici, danni al territorio e un’opera che arriva tardi e di pessima qualità». Da qui la richiesta di fare piena chiarezza anche sui costi complessivi: «È giusto che la Corte dei Conti indaghi perché un progetto che doveva costare 45 milioni, arrivato poi a 124 milioni, è uno scandalo inaccettabile».
Mentre la Procura contabile prosegue le verifiche, resta dunque aperto il nodo delle responsabilità e dei costi di uno degli interventi più discussi legati alle Olimpiadi di Cortina.





