La sicurezza sul lavoro non è solo un dovere: è una scelta quotidiana, un investimento nel futuro. E ieri mattina (24 ottobre) nella salla convegni dell’ospedale San Martino di Belluno, è tornata al centro dell’attenzione. In occasione della Settimana europea per la Salute e la Sicurezza nei luoghi di lavoro, sono stati presentati dati aggiornati sugli infortuni e otto nuovi progetti pensati per rendere più sicuri i luoghi dove si lavora, si costruisce, si crea.
Dietro le iniziative c’è l’Organismo Provinciale di Coordinamento sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro, attivo dal 2009. Un tavolo permanente che riunisce sanità, sindacati, associazioni di categoria e mondo della scuola. Un laboratorio di idee e azioni, con un obiettivo chiaro: costruire una cultura della prevenzione che sia concreta, condivisa, duratura.
I numeri parlano di incidenti, anche gravi. Ma mostrano anche una tendenza in calo. «Non sono dati belli, ma ci fanno sperare — ha detto Giuseppe Dal Ben, commissario dell’Ulss 1 —. La strada è quella giusta: formazione continua, attenzione costante, monitoraggio».
Otto i progetti in partenza, finanziati con 153.000 euro provenienti dalle sanzioni comminate dallo Spisal nel biennio 2018-2019. Risorse reinvestite sul territorio, come previsto dalla normativa, per rafforzare la sicurezza nei luoghi di lavoro. Le iniziative spaziano dalla formazione nelle scuole alla sensibilizzazione nei cantieri, con un occhio di riguardo all’appuntamento olimpico.
«Ogni infortunio è un fallimento collettivo — ha sottolineato Gianluca Albertin, direttore dello Spisal Belluno —. Per questo è fondamentale continuare a parlare di sicurezza, in tutti gli ambienti».
E i progetti, nel concreto, parlano linguaggi diversi. «Sono vari, e anche le modalità di utilizzo lo sono — aggiunge Albertin —. Un’industria ha realizzato video da dieci minuti su temi specifici: uso dei DPI, impianti elettrici, estintori, primo soccorso. I commercianti hanno puntato sulle manovre salvavita, pensate per ristorazione e accoglienza, soprattutto nelle zone più lontane dai pronto soccorso». C’è anche chi ha scelto la via digitale: «Un progetto sul QR code permette di raccogliere tutta la formazione fatta da ciascun lavoratore. Basta inquadrare il tesserino, e si accede al suo percorso formativo. Utile anche per gli organi di vigilanza». La scuola ha scelto l’empatia: «Formazione per gli studenti, futuri lavoratori, attraverso spettacoli teatrali. Come il noto “OCIO”, dedicato proprio alla sicurezza». Infine, il mondo sindacale ha costruito un progetto strutturato, in collaborazione con l’Università di Verona: «Questionari somministrati nei settori della grande distribuzione e del pulimento, per raccogliere dati e stimolare consapevolezza».
E proprio i cantieri olimpici sono già sotto osservazione: «Abbiamo avviato da mesi un lavoro di accompagnamento con le imprese — ha concluso Dal Ben —. Non si tratta di controlli punitivi, ma di un percorso condiviso per gestire al meglio ogni fase operativa».





