Vaia? Senza una filiera del legno, un’occasione mancata

Vaia? Senza una filiera del legno, un’occasione mancata

La gestione forestale del post – Vaia? Poteva essere migliore. E, più in generale, la provincia di Belluno (ma è più corretto allargare il discorso all’Italia) deve valorizzare di più e meglio le sue risorse fitosanitarie. Questi alcuni degli spunti usciti ieri mattina in Sala Bianchi, a Belluno, dal convegno “La montagna del futuro”, organizzato dalla Fondazione Giovanni Angelini come evento conclusivo per i festeggiamenti dei 30anni di attività, in concomitanza con la Giornata internazionale della montagna. Si è parlato di passato, di presente e di futuro. E si è parlato, molto, anche di Vaia, l’epocale tempesta che a fine ottobre 2018 schiantò al suolo, solo nel territorio provinciale, oltre 10 milioni di alberi.

Vaia ha messo a nudo le mancanze e le difficoltà del Paese. Che negli anni ha completamente abbandonato la filiera del legno. Una condizione messa a nudo dai dati presentati da Davide Pettenella, professore di economia e politica forestale al dipartimento Tesaf dell’università di Padova, uno dei massimi esperti italiani della materia.

Il Bellunese ha quasi abbandonato la sua antica vocazione agricola. In provincia sono registrate solamente 1.971 imprese agricole, il 3% del totale regionale. In dieci anni, dal 2008 al 2018, la superficie agricola utilizzata si è ridotta del 19,6%. In calo anche gli addetti nel settore (-2,8%) soprattutto per quanto riguarda i dipendenti. Significa sempre meno aziende agricole e sempre più piccole. Un calo drastico, una vera ecatombe se si guarda al settore zootecnico della produzione di latte. In dieci anni abbiamo perso più della metà delle aziende agricole del settore: da 623 siamo passati 305.

Il risultato di tutto ciò è un inarrestabile avanzare del bosco, a scapito di seminativi e pascoli. In Italia, per dire, la superficie boschiva cresce al ritmo di 50.000 ettari all’anno.

Il problema è che di pari passo con la crescita del bosco abbiamo distrutto la filiera del legno. Secondo i dati della camera di commercio, oggi in provincia sono attive solamente 13 segherie. Di queste 2 sono in liquidazione, 2 non forniscono dati e solo 4 sono in crescita. E la situazione non è migliore nel resto del Veneto. Risultato? Il Bellunese non è riuscito a trarre vantaggio dalla grande disponibilità di materia prima a basso prezzo.

La mancanza di una filiera verticale ha permesso di prelevare solamente il 45% del legname schiantato, contro il 100% di Bolzano e il 61% di Trento. E si è sbagliato a vendere il legname il prima possibile, su indicazione della Regione. «Così – spiega Pettenella – si è svenduto il legname a chi poi ci sta rivendendo i semilavorati a prezzo maggiorato». E’ mancata una visione economica strategica: «Si fosse stoccato il legname recuperato, ora varrebbe il 120% in più».

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