Unifarco: rifioriscono le collaborazioni con il territorio

Unifarco: rifioriscono le collaborazioni con il territorio

Da alcuni anni Unifarco e l’amministrazione provinciale collaborano formalmente per la tutela e valorizzazione di uno spicchio incantato del nostro territorio: il giardino del Museo Etnografico della provincia di Belluno e del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.

Una collaborazione che si è da poco rinnovata: «Come Azienda abbiamo nel nostro Dna la tutela del territorio che ci circonda, fonte di ispirazione e di materie prime. Interessarci del roseto del Museo è stato aggiungere un nuovo ambito di intervento nel nostro percorso per tutela della biodiversità, che cerchiamo di salvaguardare, come Unifarco, attraverso alcuni progetti nel bellunese», spiega il presidente, dottor Ernesto Riva.

Il Roseto vanta più di 300 esemplari di rose antiche e moderne e, grazie alla partecipazione dell’Azienda, è stato possibile procedere con un esperto alla catalogazione delle specie, riconducendole alla varietà di appartenenza; una quarantina di rose invece sfuggono ancora alla classificazione e sono oggetto di ulteriori ricerche. Tra queste una rosa dal profumo intenso, che Unifarco ha deciso di impiegare per una linea di prodotti “Dolomia” attraverso un progetto d’avanguardia nella formulazione cosmetica.

Qualsiasi sia il percorso di accesso all’antica villa veneta dei Conti Avogadro degli Azzoni, la presenza silenziosa delle rose diventa avvolgente nei mesi di fioritura. Un’esperienza unica per i sensi che trova massimo compimento nel piccolo berceau del giardino pensile. Scenografico, volto a mezzogiorno, apre lo sguardo sul morbido e ampio profilo della Valbelluna e più in là sui primi orizzonti montani.

Questo contesto però ha bisogno di molta manutenzione e di un programma di valorizzazione per far sì che la sua ricchezza botanica e paesaggistica sia patrimonio comune. Per questo motivo Unifarco collabora con l’Amministrazione provinciale e a stretto contatto con la direttrice del Museo, la dottoressa Cristina Busatta: «Per mantenere questo splendido giardino è necessario attuare dei piani di intervento delle potature, ma anche fare dei corsi professionalizzanti di potatura, e di manutenzione ordinaria, nonché appunto dei progetti di animazione, valorizzazione e sviluppo del giardino. Le risorse da mettere in campo sono veramente importanti».

L’originalità di questo giardino consiste anche nel fatto che nessun rosaio è stato acquistato: alcuni erano già presenti nella villa; altri provengono da diverse località del Bellunese e sono stati riprodotti, per talea o margotta, da esemplari presenti in orti e giardini di ville storiche e case coloniche. Non è perciò prezioso unicamente per le numerose varietà di rose presenti, ma anche per la brulicante ricchezza di storie umane che qui continuano a fiorire e per il forte carattere partecipativo che lo connota: diversi esemplari continuano ad essere donati da persone che portano una piantina o una talea dal proprio rosaio di casa.

Un carattere partecipativo quindi che non poteva non coinvolgere differenti realtà: un’azienda come Unifarco attenta alle ricchezze botaniche, l’Amministrazione provinciale, ma con essa anche il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, l’Unione montana Feltrina e lo stesso Comune di Cesiomaggiore.

© Copyright – I testi pubblicati dalla redazione su newsinquota.it, ove non indicato diversamente, sono di proprietà della redazione del giornale e non è consentita in alcun modo la ripubblicazione e ridistribuzione se non autorizzata dal Direttore Responsabile.

TAG
CONDIVIDI
Articoli correlati

© 2023 NIQ Multimedia s.r.l.s. – C.F. e P.IVA: 01233140258
Testata giornalistica registrata al Tribunale di Belluno n. 4/2019

Torna in alto