Nel 2026 il Museo Civico di Belluno celebra un anniversario importante: 150 anni dalla sua istituzione. Un’occasione che diventa momento di riflessione e racconto, grazie a una rassegna di incontri in programma tra aprile e settembre, dedicati alla storia del museo, alle sue collezioni e al ruolo che ha avuto – e continua ad avere – nella vita culturale della città.
Un traguardo che affonda le radici nella seconda metà dell’Ottocento, a pochi anni dall’annessione del Veneto al Regno d’Italia. Era il 1876 quando Belluno decise di dotarsi di un museo civico: una scelta culturale, ma anche fortemente simbolica, che rispondeva all’esigenza di raccogliere, tutelare e rendere pubbliche le memorie storiche e artistiche del territorio. Un gesto che oggi potremmo definire identitario, e che allora rappresentava anche una forma di partecipazione civile.
Fondamentali, sin dall’inizio, furono le donazioni delle famiglie bellunesi, che misero a disposizione della collettività raccolte costruite nel corso dei decenni. Tra i nuclei fondativi del museo spiccano la quadreria del medico Antonio Giampiccoli e la collezione di bronzetti, medaglie e monete del conte Carlo Miari, donate al Comune nel 1872 e ancora oggi tra i capisaldi delle raccolte civiche.
Nel corso del Novecento, il museo ha continuato a crescere attraverso donazioni e acquisizioni mirate, diventando un presidio fondamentale per la tutela del patrimonio storico, artistico e archeologico del Bellunese. Una storia che non è stata priva di difficoltà: dalle dispersioni e dai vandalismi delle due Guerre Mondiali all’incendio del 1936, dal terremoto del 1937 ai successivi riallestimenti, fino ai furti e ai recuperi fortunosi. Tra questi, il più recente e simbolico è quello della Madonna di Antonio Solario, una delle opere più preziose della collezione Giampiccoli.
Un passaggio decisivo è avvenuto quasi dieci anni fa, con il trasferimento delle collezioni storico-artistiche nella nuova sede di Palazzo Fulcis, che ha segnato l’inizio di un nuovo capitolo per l’istituzione museale cittadina. È proprio questa storia “avventurosa”, fatta di salvaguardia, perdita e rinascita, che la rassegna del 2026 intende raccontare. Un ciclo di conferenze pensato non solo per studiosi e appassionati, ma per tutta la cittadinanza, con l’obiettivo di avvicinare i bellunesi al loro museo e rafforzare il legame tra istituzione culturale e comunità.
Si parte il 24 aprile con un incontro dedicato alla nascita dei musei civici nel Veneto ottocentesco, per arrivare, nel corso dei mesi, ad approfondimenti su figure come Osvaldo Monti, Bartolomeo Montagna, Antonio Solario, Ippolito Caffi, fino ai rapporti tra il Museo Civico di Belluno e altre importanti istituzioni, come le Gallerie dell’Accademia di Venezia, e al tema della tutela del patrimonio culturale del territorio. Un calendario che accompagnerà la città fino a settembre, offrendo l’occasione di rileggere il museo non solo come luogo di conservazione, ma come spazio vivo, capace di raccontare il passato e interrogare il presente.





