
Il Piave o la Piave? Questo il dilemma. Ma non c’è niente di amletico: la lingua batte dove il dente duole. E la storia del genere del fiume sacro alla patria attraversa anche momenti di vero e proprio dolore. Caporetto docet.
Il Piave nasce femminile, come moltissimi altri esempi, non solo nel Veneto. La Piave. O almeno è così che lo presentano le più antiche attestazioni, tra medioevo ed età moderna. E femminile lo ricordano anche intere generazioni in là con gli anni (che ancora oggi dicono “la” Cicogna o “la” Turriga per indicare due torrenti della Valbelluna). Allora dov’è che il fiume cambia? Nel Settecento, a quanto pare. All’inizio sono testi scritti da non veneti a indicare “il” Piave. Un uso sporadico che si infittisce nell’Ottocento, quando il prevalere della tecnica e della ragione normalizza anche i nomi geografici: i fiumi diventano tutti maschili, come vuole la modernità; la grammatica vince, l’uso popolare perde, tanto che a Belluno nel 1867 esiste un settimanale chiamato “Il Piave”.
La letteratura non perde tempo. Carducci a fine Ottocento nell’Ode al Cadore descrive Pieve «che allegra siede tra colli arridenti e del Piave ode basso lo strepito». L’unico dietrofront (apparente) è quello di D’Annunzio: il poeta “vate” nella “Nave” (1908) scrive «la Piave e la Livenza coprono tutti i pascoli». Ma si tratta comunque di riferimenti limitati: Piave (maschile o femminile) resta un nome più del parlato locale che da grande pubblico.
Le cose cambiano di nuovo durante la Grande Guerra. Suo malgrado il fiume diventa protagonista. Di scontri e battaglie, visto che dopo Caporetto la linea di frontiera si attesta proprio sulle sue sponde. Ma anche di linguistica. Perché comincia una campagna a favore del genere femminile. La propaganda racconta che “la” Piave è il fiume veneto, così chiamato dalle genti che abitano il territorio attraversato dalle sue acque. E che la maschilizzazione è frutto di una corruzione studiata e voluta dal barbaro invasore, risalente ai tempi in cui gli austriaci dominavano sul Lombardo-Veneto. Le polemiche si fanno feroci; l’Italia si divide in maniera netta, come quando pochi mesi prima si era spaccata tra interventisti e neutralisti. Mentre infuria la guerra, il dibattito culturale (ma anche ideologico) è: il Piave o la Piave?
La soluzione arriva dal fiume stesso. Baluardo di salvezza dopo Caporetto e linea invalicabile nella “battaglia del solstizio”. E poi ancora, simbolo della riscossa nella decisiva battaglia di Vittorio Veneto. Insomma, un eroe. E un eroe, sacro alla patria per giunta, non può essere femminile. La “Canzone del Piave” lo celebra in senso virile, quel fiume che mormora «non passa lo straniero». D’Annunzio insiste e userà dora in avanti solo il maschile, per di più con enfasi. Tanto basta per cambiare la carta d’identità del fiume.





