Un algoritmo bellunese per la ripartenza: dirà quando è possibile tornare alla normalità

Un algoritmo bellunese per la ripartenza: dirà quando è possibile tornare alla normalità

Il titolo è carico di speranza: “When can we safely return to normal?”, “Quando potremo tornare alla normalità?”. Il contenuto è una delle possibili chiavi – o meglio, visto che c’entrano i numeri, uno dei possibili codici – per rispondere alla domanda. Un passepartout in grado di aprire le porte dietro le quali la pandemia ci ha costretti ormai da oltre un anno. A proporlo un team di ricercatori del Colorado, negli Stati Uniti (ecco perché la questione è posta in inglese). Due delle quattro menti che hanno concepito lo studio, però, sono italianissime. Venete, per la precisione. Cervelli in fuga appartenenti agli ingegneri Gianluca Bianchin, di Montebelluna, ed Emiliano Dall’Anese, di Ponte nelle Alpi (in foto).

Entrambi lavorano alla University of Colorado Boulder, il primo come Postdoctoral Researcher (l’equivalente di un assegnista di ricerca), l’altro come Assistant Professor. Quello che hanno elaborato, con un approccio multidisciplinare che chiama in causa ingegneria, matematica ed epidemiologia, è un modello grazie al quale stabilire – statistiche alla mano – una data per le riaperture. Come? Fissando una soglia limite di ospedalizzazioni e suggerendo i livelli di restrizione necessari a raggiungere l’obiettivo: la “X” sul calendario che segna il ritorno alla normalità.

Lo schema è stato testato con diverse simulazioni per lo Stato del Colorado e i suoi risultati, spiega Dall’Anese, «sono stati molto apprezzati dagli epidemiologi». Ne ha già saggiato l’efficacia anche il Colorado Modeling Team, il corrispettivo del nostro Cts regionale, e a breve verrà presentato al governo dello Stato che deciderà se adottarlo. «Sostanzialmente – precisa Dall’Anese – il tutto si basa sullo studio di modelli matematici per la progressione di epidemie e pandemie. Modelli generali applicati in passato ad altre malattie e che noi abbiamo adattato al Covid-19. In particolare, oltre a valutare i dati su persone suscettibili, esposte, contagiate e guarite, le nostre modifiche tengono in considerazione le vaccinazioni, la loro efficacia, ma anche la possibile perdita di immunità. Da qui sviluppiamo degli algoritmi di controllo che, definita una soglia di posti letto occupabili negli ospedali oltre la quale non si vuole salire, permette di modulare la severità delle misure di lockdown e definire il livello di copertura vaccinale da raggiungere per arrivare al traguardo di una riapertura completa». 

Sulla bilancia, quindi, sia le questioni mediche e sanitarie (vaccini e ricoveri), sia quelle economiche e sociali (limitazioni, spostamenti, perdite monetarie). Non solo. Oltre a permettere di vederci più chiaro sulle prospettive a medio e lungo termine, lo studio offre un’altra indicazione rilevante. «Ci dice che se delle aree geografiche hanno troppa fretta di ripartire, ne risentirà il loro livello di ospedalizzazioni, ma ne soffriranno anche altre regioni vicine. Per questo è fondamentale un coordinamento e una sincronizzazione delle scelte». Il modello riguarda il Covid, ma può essere utilizzato per altre infezioni. Inoltre, pur essendo nato negli States, di fatto è esportabile ovunque, anche in Italia, o in Veneto. Il nostro territorio in fondo, nonostante gli 8.600 chilometri di distanza da dove l’idea è stata messa a punto, un po’ di merito ce l’ha. «Sarò sempre grato – assicura Dall’Anese, legatissimo alla sue origini e membro del social network dell’Associazione Bellunesi nel Mondo “bellunoradici.net” – all’Iti “Segato” di Belluno e all’Università di Padova per la formazione che mi hanno dato. Una formazione solida che molta gente nel mondo ci invidia».

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