Quanto smog producono migliaia di auto in colonna per ore? Più o meno delle macchine che corrono lungo un’autostrada? Non è una domanda retorica, ma un quesito da girare a chi si oppone al prolungamento della A27 solo per motivi ambientali e di ecologia.
Anche ieri (13 febbraio) la Alemagna è stata teatro di un piccolo dramma collettivo: centinaia e centinaia di automobilisti fermi, o a passo d’uomo. Un serpentone lento da Cortina al casello della A27. C’è chi ha impiegato anche più di tre ore per coprire i 50 chilometri dalle piste da sci a Pian di Vedoia.
Ormai non è più una novità: la situazione si ripete quasi uguale ogni domenica d’inverno e d’estate, in concomitanza con il rientro dalle località montane del Cadore (colonne molto più snelle in Agordino, dopo la creazione della circonvallazione di Agordo). Ma la questione è sempre la stessa: in caso di emergenza come si fa a garantire il diritto alla salute ai residenti di Longarone e di certe parti del Cadore? Con la strada bloccata diventa difficile. E ieri molti tratti della Alemagna risultavano proprio bloccati. Auto ferme da metà pomeriggio dalla galleria di Termine a Longarone. E man mano che passavano le ore, la colonna si allungava verso Pieve. All’ora di cena arrivava a Caralte.
Poi, a dirla tutta, c’è un’altra questione, non propriamente trascurabile. Sui social, tra mille lamentele e foto della coda e del traffico, qualcuno ha buttato là un’idea, forse una provocazione: «Perché vi lamentate e continuate a scegliere Cortina come località turistica? Andate da un’altra parte ed eviterete di perdere 4 ore del vostro tempo in macchina, fermi».
Da un’altra parte non hanno le Dolomiti bellunesi. Ed è una fortuna che la bellezza e il paesaggio non possano delocalizzare. Intanto però il problema rimane. E l’Alemagna resta con il dubbio: basteranno le varianti del Piano Anas (quando e se verranno fatte)?





