Strade bellunesi, il futuro è il gestore unico

Strade bellunesi, il futuro è il gestore unico

Quale futuro per la viabilità bellunese? L’interrogativo è intrigante. Il tema delle infrastrutture viarie è da alcuni anni in cima alla hit parade degli argomenti più dibattuti, nei tavolini del bar e a livello istituzionale. Nel giorno dei primi fiocchi di neve stagionali sulle strade del capoluogo una risposta ha provato a darla la Filt Cgil di Belluno, che attorno al tavolo della Sala Affreschi di Palazzo Piloni ha riunito politica, sindacati e tecnici. Risposte definitive? Nessuna, e non poteva essere altrimenti: troppo vasto il tema, troppe le implicazioni. Ma dalla discussione, moderata dalla segretaria della Filt Cgil Alessandra Fontana (alla quale hanno partecipato il presidente della Provincia di Belluno Roberto Padrin, il deputato Pd Roger De Menech, il coordinatore del tavolo per le infrastrutture di Confindustria Belluno Dolomiti, Domenico Limana, l’amministratore delegato di Veneto strade, Silvano Vernizzi, oltre al segretario generale della Fillea Cgil Marco Nardini), sono emerse alcune certezze.

Innanzitutto i soldi per gli investimenti. C’è un piano infrastrutturale che guarda al 2021, in vista dei Mondiali di sci di Cortina. Centosettanta milioni di euro per le 4 varianti lungo la Statale di Alemagna, dall’uscita autostradale di Pian di Vedoia verso nord. Progetti però al momento impantanati tra commissioni Via e Consiglio dei ministri. Risultato? Dei 170 milioni, solo 50 al momento sono effettivamente cantierabili. Poi ci sono altri 70 milioni di euro per la galleria di Coltrondo, in Comelico, a cui il governo Conte ne ha aggiunti altrettanti. E c’è poi la grande partita dell’elettrificazione ferroviaria, quella sì lanciata come un treno in corsa. Centotrentasei milioni di euro già investiti per portare l’elettricità sul tratto Belluno – Conegliano, a cui farà seguito l’elettrificazione della tratta Feltre – Montebelluna. I soldi, ha spiegato De Menech, si troveranno in fretta.

Nulla di nuovo, verrebbe da dire, se ne parla da almeno 20 anni. Ma per garantire la manutenzione di strade vecchie e nuove servirebbe un gestore unico, che mandi in soffitta le differenze attuali tra i tratti gestiti da Anas e da Venetostrade. Ci si arriverà, non appena Anas avrà acquisito il 51 per cento di Veneto strade. Per il matrimonio serve però la riclassificazione delle strade: iter parlamentare concluso ad agosto, si attende il via libera del Consiglio dei ministri.

Altro tema caldo, quello degli appalti. Troppo spesso assegnati con la formula del massimo ribasso, ha ammonito Limana. Per De Menech una soluzione ci sarebbe: «Completare il codice degli appalti inserendo dei pre-requisiti che qualifichino in partenza le ditte. Così le nostre imprese, indubbiamente di alta qualità, avrebbero più chance». Un po’ come fatto con i cantieri post – Vaia, grazie alla formula del commissariamento che ha permesso di snellire le pratiche: «Sono stati investiti 140 milioni di euro solo per il 2019 – ha ricordato Vernizzi – e le ditte locali non si possono lamentare, siamo riusciti ad affidare a loro buona parte degli interventi. Ed è un modus operandi corretto, che permette di riportare sul territorio parte di ciò che si è perso e che cercheremo di replicare anche per il futuro». Grande assente al tavolo Elisa De Berti, assessore regionale alla mobilità, tirata in ballo “virtualmente” dallo stesso Vernizzi. Per l’Ad di Veneto strade «sarebbe ottimale poter gestire in casa tutte le manutenzioni, senza appalti esterni, ma mancano risorse e uomini. Ho chiesto alla Regione di poter assumere 36 nuove figure, ma difficilmente ne otterrò più di una quindicina».

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