Sicurezza dei sanitari, siglato il protocollo Prefettura-Ulss

Sicurezza dei sanitari, siglato il protocollo Prefettura-Ulss

Filo diretto tra il Pronto Soccorso di Belluno e la Questura: in caso di pericolo, agli operatori del pronto soccorso del San Martino basterà alzare la cornetta per essere subito in collegamento con la sala operativa ed illustrare la situazione agli agenti, che valuteranno l’invio di una pattuglia «che potrà essere sul posto in un paio di minuti», assicura il questore Francesco Zerilli. Questo è lo spirito del protocollo d’intesa siglato ieri mattina dalla Prefettura di Belluno con l’Ulss 1 Dolomiti, con l’obbiettivo di migliorare la sicurezza degli operatori sanitari.

Una firma che – solo per caso; il sistema è già operativo da qualche giorno – arriva un paio di giorni dopo l’aggressione subìta da un’infermiera al pronto soccorso di Agordo. Non un caso isolato: «A fine settembre 2024, abbiamo contato nelle nostre strutture 66 aggressioni al personale sanitario; in due casi su tre, si è trattato di aggressioni verbali, nei restanti si è arrivati al contatto fisico, in maniera più o meno grave. – spiega il commissario dell’Ulss 1 Dolomiti, Giuseppe Dal Ben – Prevalentemente, questi fatti si verificano in pronto soccorso, ma anche nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura e nel Ser.D. – Servizio Dipendenze».

Il “collegamento punto a punto” – così chiamato perchè mette in contatto direttamente i due interlocutori, senza attese e passaggi per i centralini – si va ad aggiungere al servizio di sicurezza già garantito dalle forze dell’ordine: «Noi abbiamo un presidio permanente, che però deve rispettare gli orari di servizio. Questa iniziativa quindi serve soprattutto a coprire quelle occasioni in cui il nostro personale non può essere presente. – sottolinea infatti il questore – Il protocollo nasce in provincia dalle spinte e dalle indicazioni arrivate nei mesi scorsi a livello nazionale e dipartimentale, dopo che il fenomeno ha assunto in alcune zone del Paese dimensioni significative; abbiamo registrato poche denunce per aggressioni, ma è certamente una questione che va costantemente monitorata».

L’Ulss 1 Dolomiti, da parte sua, ha da tempo avviato anche altre forme passive e di prevenzione alle aggressioni negli ospedali, dalla videosorveglianza alla formazione degli operatori ospedalieri per spiegare loro le situazioni più diffuse, come comportarsi in caso di possibile pericolo e alcuni profili psicologici degli individui che possono compiere questi atti.

Il protocollo interessa per ora solo il San Martino di Belluno, ma – assicura il prefetto Antonello Roccoberton – «l’intendimento di tutti noi è di poterlo estendere a tutti i presìdi ospedalieri della provincia, in modo da coinvolgere tutti i pronto soccorso del Bellunese».

«I nostri pronto soccorso in tutta la provincia hanno fatto registrare 102.500 accessi nel 2023, quest’anno arriveremo a 105.000; di fronte a questi numeri, quelli delle aggressioni registrate possono sembrare percentualmente poca cosa, ma invece anche un solo caso è inaccettabile. – conclude il commissario Dal Ben – Da parte nostra, c’è il massimo rispetto del paziente e del cittadino, e ritengo che nella stessa maniera ci debba essere il rispetto di chi cura». Riflessione condivisa anche dal prefetto Roccoberton: «Non parliamo solo di rispetto delle istituzioni, ma anche di rispetto nei confronti di chi svolge un lavoro essenziale per la salute dei cittadini».

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