C’è confusione sotto il cielo del Centro Sinistra bellunese, in vista delle elezioni di primavera. Il Pd si spacca sull’appoggio a Vignato. Lunedì sera in un’infuocata assemblea comunale si è consumato lo strappo di parte degli iscritti.
II casus belli? Le nuove condizioni imposte dal candidato sindaco civico, Giuseppe Vignato, che dopo l’accordo chiuso nei giorni scorsi con InMovimento (la lista del sindaco uscente Jacopo Massaro) ha fatto sapere al Pd che il ticket elettorale che prevedeva la vicepresidenza a Irma Visalli non era più valido. Il vicesindaco nella visione di Vignato sarà espressione del gruppo che prenderà più voti al primo turno.
Alla luce della novità il Pd ha così convocato in gran fretta l’assemblea per valutare se mantenere l’appoggio a Vignato o virare su Lucia Olivotto, l’altra candidata d’area. Alla fine si è deciso di mantenere l’accordo vigente, ma il voto ha aperto una frattura nel partito: hanno votato sì a Vignato 9 aventi diritto al voto, su 21 presenti. Gli altri, a vario titolo, non si sono espressi.
Un risultato che ha spinto l’ex capogruppo in consiglio comunale, Paolo Bello, a tirarsi fuori dalla contesa: «Solo il 43% degli aventi diritto ha votato a favore dell’appoggio incondizionato a Vignato – le sue parole -. Incondizionato perché dato senza alcun accordo politico, senza condivisione programmatica e che non può nemmeno fregiarsi della patente di discontinuità, dato che su Vignato convergono due gruppi su tre dell’attuale maggioranza». Un appoggio «dato senza nemmeno un briciolo di confronto con il gruppo che sostiene Olivotto, con il quale negli ultimi 5 anni abbiamo condiviso battaglie politiche sui temi a noi più cari con il quale Per Bello l’appoggio a Vignato «E’ una scelta suicida, che butta a mare anni di attività politica e di dedizione».





