Mezzo Veneto blindato. Belluno al “confine”. Lo dice il nuovo decreto del presidente del consiglio dei ministri. La novità più lampante? L’allargamento delle “zone rosse” all’intera Lombardia e ad altre 14 province (Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro-Urbino, Asti, Alessandria, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli; e poi le tre venete Padova, Treviso e Venezia). Sommato alla durata: ben oltre il 15 marzo, visto che gli effetti del nuovo Dpcm si protrarranno fino al 3 aprile.
Si tratta di misure straordinarie per il contenimento del coronavirus e per evitare la diffusione del contagio. Ancora più straordinarie di quelle adottate fin qui. Di fatto, viene creato un cordone sanitario attorno alle “zone rosse”. Il decreto vieta gli spostamenti in entrata e in uscita dai territori di Lombardia e delle undici province considerate. Chiude gli impianti sciistici. Sospende le attività didattiche e i servizi educativi. Lascia aperti bar e ristoranti, purché siano rispettate le “distanze di sicurezza” di un metro tra una persona e l’altra. Sospende i congedi ordinari del personale sanitario e tecnico. E nei weekend fissa la chiusura delle grandi strutture di vendita, i mercati e i centri commerciali.
E BELLUNO?
Al momento si trova fuori dalla “zona rossa”. Sarà da capire quali potranno essere le ripercussioni delle nuove misure straordinarie sul territorio bellunese. Evitare gli spostamenti sarà quasi scontato.





