Sanità di montagna, dall’Appennino toscano un progetto rivoluzionario

Sanità di montagna, dall’Appennino toscano un progetto rivoluzionario

È partito in Garfagnana (provincia di Lucca) un interessante progetto per le cure cardiologiche di prossimità nelle aree interne. Si chiama “Proheart” e prevede la rimodulazione dei percorsi di cura cardiologici all’interno dell’ospedale di riferimento provinciale; la ripresa delle analisi in ambulatorio grazie a nuovi strumenti per la diagnosi che consentono di seguire il paziente; nuove strategie per la presa in carico del cittadino; lo sviluppo sul territorio delle attività di analisi periodica, prevenzione e promozione degli stili di vita; e infine la realizzazione di un “ospedale virtuale” che grazie a strumenti tecnologici consente interventi di cura rapidissimi.

Per il deputato Dario Bond si tratta di un’idea replicabile anche nel Bellunese. «È un progetto che avevo portato avanti ancora prima della pandemia e che adesso, recepito dalla commissione sanità della Camera, finalmente può essere applicato sul territorio nazionale. Un progetto che può avere sviluppo anche altrove, penso soprattutto alle aree alpine» sottolinea il deputato di Forza Italia. 

«Sono consapevole dei problemi della montagna veneta e bellunese, dove in molte zone c’è addirittura il rischio di non rispettare la “Golden hour”, ovvero i tempi salvavita di intervento in caso di infarto o altre patologie per le quali anche un minuto può fare la differenza. Per garantire il diritto alla salute alle persone che vivono in aree montane disagiate bisogna pensare a progetti innovativi, in cui la componente tecnologica può aiutare e in cui i percorsi di formazione dei giovani medici possono trovare compimento pratico intersecando le esigenze dei territori. Penso soprattutto alla montagna bellunese, dove con una triangolazione Regione-Università si potrebbero valorizzare gli ospedali periferici e sperimentare progetti di prossimità nelle cure. Le buone pratiche vanno copiate, specialmente quando si tratta di buone pratiche a misura di aree marginali che danno sicurezza alle famiglie, meno carico di lavoro alle strutture sanitarie e risposte in tempi zero alla patologia cardiaca, consentendo di salvare vite umane».

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