Safilo e Acc Wanbao: quasi 700 posti di lavoro a rischio

Safilo e Acc Wanbao: quasi 700 posti di lavoro a rischio

 

Il numero 400 sommato a 290 dà come risultato 690. L’operazione è tanto elementare, quanto drammatica. Perché dal punto di vista strettamente matematico stiamo parlando di una addizione, ma sotto il profilo lavorativo è una sottrazione. E fra le più dolorose. Le cifre in questione, infatti, sono legate ai possibili esuberi di due grandi realtà industriali della provincia di Belluno: la Safilo, che ha sede nel Longaronese, parla di lasciare a casa 400 persone, mentre l’Acc Wanbao vede a rischio 290 dipendenti.

PIANO INDUSTRIALE
Partendo dalla Safilo, l’addio del marchio Dior ha scatenato un effetto a catena così dirompente da indurre la proprietà a presentare un conto salatissimo: 700 esuberi in totale, 400 dei quali solo a Longarone e una cinquantina a Padova, mentre lo stabilimento friulano di Martignacco (250 addetti) chiuderà addirittura i battenti. Il quadro è drammatico: «Prendiamo atto di un’importante situazione di difficoltà che mette a rischio la sopravvivenza della stessa Safilo – spiegano dal coordinamento Rsu – ma non è possibile che siano sempre i lavoratori a pagare per scelte e strategie inadeguate, adottate dall’azienda. Pertanto, abbiamo richiesto di bloccare ogni qualsiasi procedura, così da dare inizio a un confronto sulla situazione generale del Gruppo per individuare strumenti e azioni a tutela dei lavoratori dichiarati in esubero, coinvolgendo tutte le istituzioni».

CORTEO
Attenzione al massimo pure per l’altro caso. Lavoratori e sindacati, esponenti politici e uomini di fede. Compresi i vescovi di Belluno-Feltre, Renato Marangoni, e di Vittorio Veneto, Corrado Pizziolo. Tutti uniti in corteo, martedì scorso, per esprimere un fermo e incontrovertibile “no” alla chiusura dell’azienda Wanbao-Acc di Mel. Più che una manifestazione, è stata una mobilitazione. «Per noi Acc sono 290 famiglie, uno stabilimento strategico del freddo – ha spiegato Rudy Roffarè, segretario generale aggiunto della della Cisl Belluno-Treviso -. Chiediamo alla proprietà tempo per portare avanti un’importante attività e non perdere altri posti di lavoro in aziende collegate. Diciamo basta con acquisti selvaggi per il rapido profitto senza investimenti. Basta farci derubare della nostra storia industriale. Servono investimenti, industria 4.0, ambiente, infrastrutture». Roffarè chiede sponde: «Abbiamo idee, proposte, contenuti, ma c’è bisogno del sostegno della politica, di investimenti pubblici, di avere un’idea di futuro. La politica non deve muoversi solo quando a toccarci è l’emozione del momento. Non viviamo solo di emozioni: progettiamo, anticipiamo, guardiamo lontano».

BELLUNO NON SI ARRENDE
A proposito di politica, è in calendario per martedì 17, a Roma, un tavolo di confronto a Roma tra azienda, organizzazioni sindacali, Regione e ministero per lo Sviluppo economico: «Non ci arrendiamo. Anzi, rilanciamo la vertenza per salvare questa azienda, questo territorio, questo Paese. Non daremo tregua a Wanbao, al Governo, alle istituzioni e alla politica: alziamo le nostre ragioni e la nostra voce. Serve un colpo d’ala. Gridiamolo con forza: Belluno non si arrende».

RICONVERSIONE INDUSTRIALE
E non si arrende neppure la Provincia, con i consiglieri Franco De Bon e Ivan Minella: «Lo stabilimento di Mel, che oggi produce compressori, può rimanere un polo produttivo in grado di affrontare il mercato. Dobbiamo puntare sulla riconversione industriale». Minella rimane fiducioso: «Da sempre il manifatturiero bellunese si contraddistingue per grande qualità e tenacia dei lavoratori. Certo, ci preoccupa questa speculazione dei mercati e anche degli investitori stranieri, che stiamo vedendo negli ultimi anni. Siamo però convinti di poter risolvere la questione». Il futuro lavorativo di quasi 700 persone è appeso a un filo. E il Natale, improvvisamente, non è più così bianco.

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