Che la montagna stia soffrendo un inverno particolarmente rigido è ormai un dato assodato. E non c’entra il freddo atmosferico. Piuttosto il freddo dei numeri, tutti in perdita, tutti in rosso. Impossibile che sia altrimenti, per una provincia che ha nel turismo uno dei business principali. Impensabile in un anno con gli impianti di risalita chiusi causa Covid.
A riscaldare gli animi ci pensa allora la Provincia. Che prima ha approvato un grande piano Covid da 12 milioni di euro (con contributo del Fondo Comuni confinanti); e poi ha stanziato mezzo milione per le società gestrici delle ski aree. Adesso, ecco l’altra mossa: un ordine del giorno che impegna il presidente a chiedere al governo ristori immediati. «Ne va del futuro del territorio» ha detto ieri, in consiglio provinciale, la consigliera Serenella Bogana. E il testo dell’odg rimarca proprio questo, la linfa vitale mancata quest’anno. Un danno pazzesco soprattutto per l’indotto e la filiera del turismo, fatta anche di alberghi, ristoranti, e altre attività.
«L’emergenza sanitaria non permette certo previsioni a lungo raggio e dipende da questo il cambiamento dettato nella riapertura degli impianti, slittata in avanti dal 15 febbraio al 5 marzo» ha detto il consigliere Paolo Perenzin. «Ciò non toglie che va affrontata la questione con ristori, specialmente per i lavoratori stagionali che sono privi di ammortizzatori sociali».
L’ordine del giorno approvato da Palazzo Piloni stigmatizza proprio la condizione degli stagionali, dei maestri di sci, e delle altre categorie di lavoratori rimasti senza reddito. Una situazione che coinvolge diverse migliaia di famiglie.





