La storia si è compiuta. Sulla neve delle Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, davanti al pubblico di casa, René De Silvestro ha trasformato due quarti posti in una medaglia dal bagliore accecante: argento nella combinata alpina sitting.
Il cronometro si è fermato a 1’56”44. Davanti, per appena undici centesimi, l’olandese Jeroen Kampschreur. Alle spalle, con 1”26 di ritardo, l’altro olandese Niels de Langen. Tre atleti, tre tempi vicinissimi. E in mezzo, la linea sottile che separa l’oro dall’argento.
Ma la storia di questa gara non è tutta nei numeri. Perché De Silvestro arrivava alla combinata con una sensazione addosso difficile da spiegare: la rabbia sportiva di chi aveva sfiorato il podio due volte, prima in discesa e poi in superG. E quella rabbia, sulla seconda manche, è diventata velocità.
Lo slalom è stato il momento della verità. Le porte si susseguivano rapide sulla pista di Tofane e il sit-ski dell’azzurro scivolava preciso, aggressivo, quasi ostinato. «Avevo una rabbia dentro…», ha raccontato ai microfoni di Rai Sport subito dopo il traguardo. «Ho sperato nell’oro visto il tempo che avevo realizzato, pensavo di essere davanti al centesimo. Alla fine è un grande dello sci, è meritato. In slalom ho fatto un’ottima manche. La pista sono riusciti a tenerla perfetta, è davvero fantastico».
La pista, il pubblico, le montagne. Perché per De Silvestro Cortina non è solo una tappa olimpica. Lui è di San Vito di Cadore. Qui è cresciuto sciando. Qui le Dolomiti sono il paesaggio di casa.
E così, sulle nevi di Cortina d’Ampezzo, l’argento ha il sapore di una festa condivisa con un intero territorio.
Non è neppure la prima volta che De Silvestro sale su un podio paralimpico. Ai Giochi invernali di Pechino 2022 aveva già conquistato due medaglie: argento nello slalom gigante e bronzo nello slalom speciale. Insomma, quella di Cortina è la terza medaglia paralimpica della sua carriera.
E arriva nel posto giusto, al momento giusto: «Vedere, ancora una volta, uno dei ragazzi del nostro “Progetto Giovani” mettersi al collo una medaglia olimpica è per noi tutti una gratificazione senza pari, un’emozione immensa – afferma il presidente di Fondazione Cortina, Stefano Longo -. La medaglia d’argento sulla “nostra” Olympia delle Tofane è qualcosa di grandioso: l’argento di Renè vale doppio perché premia la costanza, la determinazione e il talento di un ragazzo che ha saputo ribaltare il destino avverso per diventare uno dei simboli del nostro sport paralimpico. Mi auguro che rappresenti un ulteriore input per la crescita non solo dello sport paralimpico, ma anche della cultura dell’accoglienza e dell’inclusione e che possa contribuire a far sì che la montagna ampezzana, la montagna bellunese e la montagna veneta possano diventare un vero e proprio hub sportivo inclusivo».
Per l’Italia, inoltre, è un risultato che pesa anche nel bilancio generale: nona medaglia complessiva per la spedizione azzurra – tre ori, cinque argenti e un bronzo – un bottino che supera già quello di Pechino e avvicina il record storico di tredici podi conquistati a Paralimpiadi invernali di Lillehammer 1994.
Nel medagliere l’Italia è quarta, dietro la Cina. Ma in certe giornate le classifiche raccontano solo una parte della storia. L’altra parte è quella di un ragazzo delle Dolomiti che, dopo due quarti posti, ha trovato la sua traiettoria perfetta tra le porte dello slalom. E l’ha trasformata in un argento olimpico davanti alla sua gente.





