Uno era inseguito da un mandato di cattura internazionale per aver tentato, nel 2016, di uccidere una persona nel suo Paese facendolo esplodere con tutta l’auto. L’altro era già stato espulso dall’Italia, dove doveva scontare 1 anno e 9 mesi di carcere. Ma E.P. 27 anni, ed I.M, 28, entrambi albanesi, sono anche indiziati di essere gli autori (probabilmente con almeno un complice) della lunga serie di furti che da fine agosto allo scorso dicembre ha terrorizzato l’intera Valbelluna, da Belluno fino a Feltre.
A loro sono arrivati, dopo mesi di indagini minuziose, gli uomini della Squadra mobile della questura di Belluno, coordinati dal vicequestore aggiunto Jacopo Ballarin, in collaborazione con i colleghi di Treviso, su mandato della Procura della Repubblica bellunese.
Eppure la banda di topi di appartamento pareva inafferrabile: nonostante lunghi appostamenti, anche notturni, nessuno era riuscito a coglierli sul fatto. La tecnica, d’altra parte, era ben rodata e i malviventi di alto spessore criminale. La banda aveva un modus operandi collaudato: colpiva con il buio, preferibilmente tra le 17 e le 20, scegliendo con cura le abitazioni da colpire, prima del rientro a casa dei proprietari. Forzata una finestra o una porta con un cacciavite o un piede di porco, in pochi istanti i ladri erano in casa, dirigendosi a colpo sicuro alla ricerca di monili (orologi, gioielli) e contanti, trascurando oggetti pur di valore ma più ingombranti come pc e televisori. I raid erano pianificati nei dettagli, e venivano visitate più abitazioni vicine, fino a 6-7 in una volta sola.
«Le indagini sono state complesse, per la mole di dati e di informazioni da incrociare – spiega Ballarin -. Abbiamo dovuto, ad esempio, visionare e controllare decine di migliaia di targhe immortalate dalle telecamere attive sui varchi di ingresso in provincia e in città, per risalire ai veicoli atipici che fossero transitate in orari compatibili con quelli dei furti».
Un grosso input alle indagini è arrivato anche dai cittadini. «Molti di loro – continua il vicequestore aggiunto – ci hanno fornito parziali numeri di targa o informazioni su auto sospette». Tra le quali la più notata era un’Audi nera. Fondamentali anche le immagini delle telecamere di sorveglianza di alcune abitazioni. «In particolare una di queste – prosegue Ballarin – di ottima qualità e installata all’esterno di una casa vicina ad una di quelle colpite ci ha permesso di riconoscere il volto di uno dei due».

E.P. 27 anni 
I. M. 28 anni
Si trattava di E.P., albanese 27enne senza fissa dimora. Un criminale di livello, destinatario di vari provvedimenti restrittivi. Tra i quali, oltre ad un’ordinanza emessa dal Gip di Bolzano per associazione per delinquere finalizzata ai furti in abitazione, anche un mandato di cattura internazionale per tentato omicidio, detenzione di materiale esplosivo, rapina e spaccio di stupefacenti. Tutti reati compiuti in Albania.
Gli agenti sono risaliti anche ad uno dei suoi compagni di azione: un connazionale di 28 anni, espulso dall’Italia come pena alternativa alla detenzione e destinatario di un provvedimento di ripristino di carcerazione per un residuo pena di 1 anno e 9 mesi.
Da lì è partita una capillare attività investigativa, che ha permesso di individuare il loro covo: un ampio casolare nelle campagne di Carbonera, in provincia di Treviso, raggiungibile solo da un’unica strada sterrata dal quale è facile controllare chi viene e chi va.
Ieri gli agenti delle Squadre mobili di Treviso e Belluno li hanno fermati, in un centro commerciale di Silea, a seguito di un mandato di perquisizione emesso dalla Procura di Belluno. Nel casolare è stato sequestrato moltissimo materiale che verrà vagliato, oltre ad una serie di arnesi da scasso ed effrazione, rilevatori di frequenze e persino degli strumenti per misurare la purezza dei diamanti.
Ai polsi dei due sono scattate le manette, per il trasferimento al carcere di Santa Bona di Treviso. Va precisato che per adesso il loro arresto è dovuto alla lunga serie di reati pregressi. Ora spetterà agli investigatori cercare gli elementi che li colleghino con certezza alla lunga serie di furti compiuti in provincia.





