Quattrocento in piazza a manifestare: «Libertà violate, lasciateci lavorare»

Quattrocento in piazza a manifestare: «Libertà violate, lasciateci lavorare»

 

Una piazza per 400. Tanti erano i manifestanti che hanno deciso di raggiungere il centro di Belluno per esprimere la loro contrarietà rispetto all’ultimo Dpcm. Ma soprattutto per «difendere il diritto al lavoro, all’istruzione e alla salute». 

Piazza dei Martiri ha accolto rappresentanti del tessuto produttivo e dello sport, semplici cittadini e anche alcuni politici. Compresi l’assessore Gian Paolo Bottacin e il consigliere Giovanni Puppato, entrambi in Regione Veneto. 

Diversi anche gli interventi. A cominciare da Giuliano Dal Cin del Comicost (Comitato per le liberà costituzionali), più volte interrotto da scroscianti applausi: «In questo periodo i diritti della Costituzione sono stati violati da tutti. Nessun virologo può sostenere che quello che stanno facendo è finalizzato alla salute degli italiani. La mascherina ci fa respirare male e ci fa ammalare».

Viene chiamato in causa pure Walter Ricciardi, consulente del ministro della Sanità, Roberto Speranza: «All’inizio della pandemia diceva che portare mascherina all’aperto era inutile e adesso ha cambiato idea. È a discrezione dei laboratori decidere se uno è positivo o negativo. Ma positivo non significa malato».

E mentre Silvia Zanardo dichiara di aver contratto il virus «a gennaio, eppure non mi hanno fatto il tampone», la titolare del bar Al Tarlo, a Bribano, ha letto una riflessione condivisa con gli altri colleghi: «Quanti morti ha causato il lockdown? Il Governo doveva adeguare la sanità anziché arrampicarsi su decreti estemporanei, lanciati di notte. Non c’è programmazione, ma solo speculazione finanziaria. E sulla nostra pelle». Non è mancata la voce dello sport, con la presidente della Spes Volley, Fabiana Bianchini: «Lo sport è vita ed è salute. Segregare i bambini e i ragazzi è uno scempio». 

«Chiediamo solo di lavorare», fanno eco due giovani ristoratori. Ed è poi emersa la proposta di una sottoscrizione: «Consapevoli dell’emergenza in atto, chiediamo che lo stato di emergenza non ci penalizzi ulteriormente. La realizzazione del proprio essere si manifesta nelle passioni, nella socialità e nella conoscenza della verità. È pericoloso lasciarsi trattare come esseri non pensanti. L’auspicio è che, nell’obbligarci al tampone e all’uso della mascherina, ci venga data una corretta informazione sulla loro efficacia». 

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