Quando a Belluno c’erano i maestri delle armi. Apre a Palazzo Fulcis la Sala degli Spadai

Quando a Belluno c’erano i maestri delle armi. Apre a Palazzo Fulcis la Sala degli Spadai

C’era un tempo, il 1600, nel quale Belluno era conosciuta nel mondo. Per le sue spade. Una storia poco conosciuta, di un vero e proprio proto distretto industriale ante litteram.

Ora finalmente questa storia ha un luogo dove potrà essere raccontata. Apre domani, infatti, al secondo piano di Palazzo Fulcis, la Sala degli Spadai, dove sono esposti 28 manufatti – tra spade, armi in asta, un fodero e una targa – provenienti dal Museo Correr di Venezia, dove sono parte dell’ingente collezione formata daTeodoro Correr tra la fine del XVIII secolo e gli inizi del XIX e donata alla città di Venezia alla sua morte, nel 1830. A questo gruppo si aggiungono alcuni reperti che sottolineano ulteriormente l’importanza di questa manifattura per la storia del territorio.

Ci sono voluti vent’anni per riportarli a Belluno. I primi contatti con i musei veneziani sono infatti datati 2001.

L’allestimento della Sala degli Spadai è stato realizzato nell’ambito del progetto “Klang – Spade di leoni e aquile”, finanziato dal Fondo Fesr e Interreg V-A Italia-Austria 2014-2020. Un progetto che mette assieme il Comune di Belluno (partner principale), il Circolo cultura e stampa bellunese, i Comuni di Santa Giustina e di Maniago, l’Università di Innsbruck.

Le spade, le cui lame erano il prodotto principale delle fucine degli spadai, spaziano cronologicamente dal XIII fino al XVII secolo e geograficamente dal Veneto al Marocco. Il frammento di spada medievale riveste una particolare importanza in quanto proveniente dalla fucina Mezzacasa (Formegan di Santa Giustina, BL), dove nel XVI secolo operarono i Mamani, famiglia di spadai, tra i quali il più celebre fu Pietro “da Formegan”. Una prova dei commerci ad ampio raggio di questo distretto proto industriale bellunese è il gruppo di armi provenienti da India, Nord Africa e Medio Oriente: una karabela, un nimcha ed una lancia ricavata da una lama di spada. Realizzate soprattutto per il mercato nord-italiano erano invece spade da fante, schiavonesche e schiavone.

«Grazie al progetto Klang il Museo Civico di Belluno si arricchisce di una nuova sezione – commenta il curatore, Carlo Cavalli -, che per la prima volta racconta una vicenda appartenente alla storia di Belluno e del suo territorio. Una vicenda, quella della produzione di armi bianche, che si è interrotta ormai quasi tre secoli fa, e di cui si è in gran parte persa la memoria. Ma restano le spade, per lo più disperse in collezioni pubbliche e private, in italia e all’estero. E restano i documenti negli archivi, alcuni noti e pubblicati, molti altri ancora da studiare e interpretare. La nuova sala a Palazzo Fulcis vuole raccontare questa storia e, nello stesso tempo, essere di stimolo allo studio e alla conoscenza. Lo fa esponendo alcune armi, che ad oggi sono quelle concesse in comodato dal Museo Correr di Venezia, ma in futuro potranno essere altre. Il frammento di spada ritrovato a Formegan dimostra quanto aperto sia ancora il campo delle nuove scoperte. E ancor più lo dimostrano i due reperti che prossimamente arriveranno dalla Puglia (è in fase di conclusione il procedimento amministrativo di deposito) per essere proprio esposti in sala».

Rientrano nel progetto anche la pubblicazione di una guida dedicata ai percorsi lungo gli itinerari della produzione delle antiche spade, comprensiva dei territori Bellunese, Maniaghese e del Tirolo, curata dal Circolo Cultura e Stampa Bellunese così come l’organizzazione, sempre a cura del Circolo, di un convegno internazionale a tema.

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