Presidenza al voto il 18 marzo, Consiglio entro giugno. A Palazzo Piloni si apre la partita del rinnovo delle cariche, e il primo fischio d’inizio lo dà il presidente uscente Roberto Padrin, che ha ufficialmente indetto le elezioni per la guida della Provincia nella giornata di mercoledì 18 marzo. Per il Consiglio provinciale, invece, si andrà più avanti: il mandato scade il 16 marzo e, come impone la normativa, le urne saranno convocate entro 90 giorni, quindi entro il 16 giugno. Uno sdoppiamento che non nasce per caso.
«La decisione arriva dopo un confronto approfondito con i consiglieri provinciali – spiega Padrin –. La maggioranza ha scelto questa strada per garantire continuità amministrativa e portare a termine le progettualità in corso. È la soluzione più corretta nel rispetto della legge Delrio, che separa durata e funzioni di presidente e consiglio. Forse non è la via più intuitiva, ma è quella che evita fratture e periodi morti in un momento cruciale per il territorio». Il presidente aggiunge che saranno valutate modalità organizzative e orari “più ampi possibile” per favorire la partecipazione al voto, nonostante la giornata feriale. Nel percorso che ha portato allo sdoppiamento, Padrin rivendica un metodo: confronto con tutte le forze politiche del territorio, come già avvenuto in passato. Nessun veto, nessun muro: la scelta è passata senza particolari resistenze.
Resta però un gigantesco punto interrogativo che non dipende da Belluno. A Roma, infatti, il decreto Milleproroghe arriverà in aula a metà febbraio e potrebbe cambiare tutto: l’ipotesi sul tavolo è un accorpamento nazionale delle elezioni provinciali il 18 ottobre, come richiesto dall’UPI. Un colpo di spugna che riscriverebbe il calendario da cima a fondo. Intanto, per i cittadini non cambia nulla: la tessera elettorale può restare dov’è. Come prevede la Delrio, votano solo sindaci e consiglieri comunali. E proprio su questo punto Padrin insiste: «Serve tornare all’elezione diretta della Provincia. È indispensabile, insieme a maggiori risorse e funzioni più chiare, per governare un territorio complesso come quello montano».
E qui arriva il paradosso. Tutte le polemiche, le discussioni, le prese di posizione sullo sdoppiamento delle date rischiano di valere poco più di una folata di vento. Perché se il Parlamento deciderà davvero di spostare tutto a ottobre, sarà come dire: abbiamo scherzato. Potere del Milleproroghe.





